Muore in ospedale, i familiari del commerciante di Arzachena: «Ora fate chiarezza»
Tiziana Simula
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Gian Paolo SpanoEsposto alla Procura di Sassari sull'odissea di Gian Paolo Spano
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ARZACHENA. «Vogliamo sapere cosa è successo a mio padre, perché è morto. Se il suo quadro clinico è stato sottovalutato dalle strutture sanitarie a cui ci siamo rivolti, se ci sono state negligenze. Vogliamo chiarezza. Risposte. È morto nel giro di venti giorni e non capiamo il perché». Travolti da un improvviso e lacerante dolore, i familiari di Gian Paolo Spano, 58 anni, imprenditore di Arzachena, morto il 5 febbraio scorso, hanno presentato un esposto alla Procura di Sassari chiedendo che vengano accertate le cause della sua morte. «Non ci diamo pace – dice Giulia, una delle figlie – Vogliamo capire cosa è successo in quei venti giorni in cui mio padre è passato da un ospedale all’altro. E anche perché, a un certo punto, nonostante la situazione critica, sia stato lasciato sette giorni a casa perché era positivo. L’ambulanza non l’ha voluto trasferire in ospedale nonostante lamentasse dolori al petto. Tanto che, il giorno dopo, l’abbiamo portato noi all’ospedale di Sassari dove è stato sottoposto a coronarografia. E lì è morto dopo nemmeno un’ora dal termine del trattamento».
Gian Paolo Spano, sposato con Nicolina Carta e padre di Giulia, Antonio e Gioia, lavorava da sempre nel commercio. Per trent’anni nel settore dell’abbigliamento, poi, ultimamente nella distribuzione di alimentari. Aveva anche inventato una bibita analcolica al mirto, un progetto emergente di cui andava fiero. Era molto conosciuto in tutta la Gallura. Allenava le squadre giovanili dell’Arzachena calcio.
Il suo funerale è stato celebrato domenica scorsa, ma la salma è ancora in cimitero, ad Arzachena. Nell’esposto alla Procura di Sassari, la famiglia, assistita dall’avvocato Paola Cianfrocca, chiede infatti che venga eseguita l’autopsia e sequestrate tutte le cartelle cliniche e gli esami diagnostici eseguiti nei vari ospedali in cui è stato visitato.
Tutto è cominciato il 14 gennaio scorso quando Gian Paolo Spano perde i sensi e cade mentre sta sciando a Madonna di Campiglio. Quattro giorni dopo, fa una visita cardiologica in uno studio privato, a Olbia, che rende necessari ulteriori accertamenti. Il 27 gennaio si sottopone a esami cardiologici al Mater e il giorno dopo al pronto soccorso del Giovanni Paolo II. Da lì viene dimesso e rimandato a casa per la quarantena fiduciaria perché era risultato positivo al Covid. «Il 3 febbraio aveva forti dolori al petto – spiega la figlia – Il 118 l’ha visitato ma non l’ha trasferito in ospedale essendo ancora positivo. Il giorno dopo l’abbiamo portato di nostra iniziativa al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari dove è stato ricoverato. L’abbiamo sentito per l’ultima volta la mattina del 5 febbraio. “Mi stanno preparando per la coronarografia” ci ha detto. Verso mezzogiorno e mezzo, hanno chiamato mia madre dall’ospedale per dire che mio padre non ce l’aveva fatta. Ora noi vogliamo sapere che cosa è successo».
Gian Paolo Spano, sposato con Nicolina Carta e padre di Giulia, Antonio e Gioia, lavorava da sempre nel commercio. Per trent’anni nel settore dell’abbigliamento, poi, ultimamente nella distribuzione di alimentari. Aveva anche inventato una bibita analcolica al mirto, un progetto emergente di cui andava fiero. Era molto conosciuto in tutta la Gallura. Allenava le squadre giovanili dell’Arzachena calcio.
Il suo funerale è stato celebrato domenica scorsa, ma la salma è ancora in cimitero, ad Arzachena. Nell’esposto alla Procura di Sassari, la famiglia, assistita dall’avvocato Paola Cianfrocca, chiede infatti che venga eseguita l’autopsia e sequestrate tutte le cartelle cliniche e gli esami diagnostici eseguiti nei vari ospedali in cui è stato visitato.
Tutto è cominciato il 14 gennaio scorso quando Gian Paolo Spano perde i sensi e cade mentre sta sciando a Madonna di Campiglio. Quattro giorni dopo, fa una visita cardiologica in uno studio privato, a Olbia, che rende necessari ulteriori accertamenti. Il 27 gennaio si sottopone a esami cardiologici al Mater e il giorno dopo al pronto soccorso del Giovanni Paolo II. Da lì viene dimesso e rimandato a casa per la quarantena fiduciaria perché era risultato positivo al Covid. «Il 3 febbraio aveva forti dolori al petto – spiega la figlia – Il 118 l’ha visitato ma non l’ha trasferito in ospedale essendo ancora positivo. Il giorno dopo l’abbiamo portato di nostra iniziativa al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari dove è stato ricoverato. L’abbiamo sentito per l’ultima volta la mattina del 5 febbraio. “Mi stanno preparando per la coronarografia” ci ha detto. Verso mezzogiorno e mezzo, hanno chiamato mia madre dall’ospedale per dire che mio padre non ce l’aveva fatta. Ora noi vogliamo sapere che cosa è successo».
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