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La Shoah spiegata dai sopravvissuti

La Shoah spiegata dai sopravvissuti

La Maddalena. Il triennio del Iis Garibaldi a confronto con D’Urbino e Cases

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LA MADDALENA. Gli studenti faccia a faccia con i superstiti della Shoah. Per la Giornata della memoria, le classi del triennio del Liceo e Nautico dell'Iis Garibaldi, nell'ambito del progetto “Per non dimenticare”, hanno potuto ascoltare, in diretta streaming, la testimonianza dei coniugi Giordano D'Urbino e Bruna Cases. La coppia milanese di origini ebraiche è tra le ultime sopravvissute alle persecuzioni antisemite del 1943-45 del regime fascista: furono costretti a fuggire in Svizzera e a vivere in un campo profughi. «Un antico detto ebraico – ha detto D'Urbino agli studenti – afferma che il mondo si regge sul fiato dei fanciulli che fanno scuola. Voi che siete il futuro, siete chiamati alla memoria, a raccogliere la testimonianza di noi che, con lo scorrere del tempo, stiamo diventando sempre meno». D'Urbino ha reso tangibile la storia della Shoah con il racconto di quanto vissuto sulla sua pelle. Tutto parte dall’11 novembre 1938, racconta, giorno in cui il fascismo fa approvare le leggi razziali. Il piccolo Giordano, dopo la prima elementare in una scuola pubblica milanese, deve abbandonare amici, compagni e maestra per entrare nella scuola ebraica organizzata dai docenti espulsi. Il padre, architetto di fama, viene radiato e non può più firmare progetti. Porta a casa qualche soldo solo grazie ad amici che fanno da prestanome. La situazione precipita con il provvedimento di cattura e deportazione di tutti gli ebrei emanato dai tedeschi occupanti il 1° dicembre 1943. «Verso sera – ricorda D’Urbino – eravamo già sfollati a Limido Comasco. Due carabinieri, intimarono a mamma un mandato di arresto, che avrebbero eseguito il giorno seguente». Aiutati da contadini e contrabbandieri a pagamento, Giordano, mamma, papà, e il fratellino arrivano al confine svizzero. Il comandante della stazione di polizia locale decide la permanenza dei D'Urbino al sicuro ma reclusi in campi di internamento, da cui i contatti con l’esterno sono proibiti. «Il giorno in cui la guerra finì – ricorda Giordano – la radio, dopo l’annuncio della vittoria degli alleati, trasmise il suono delle campane a festa, di tutto il mondo. Ancora oggi mi emoziona il ricordo di quel suono, forte e pieno di libertà». L’incontro si è concluso con le domande degli alunni, i quali hanno ascoltato carichi di forte emozione ed empatia. Con un avvertimento di D’Urbino: «La democrazia, se non viene difesa, corre il rischio di diventare demagogia o populismo, che sono l’anticamera del ritorno alle ideologie fasciste e naziste ». (a.n.)

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