Non solo vermentino Vigne Surrau lancia il rosé di caricagiola
di Claudio Inconis
Arzachena. La cantina raddoppia le bottiglie prodotte Pedini: «Riscopriamo un’uva storicamente autoctona»
2 MINUTI DI LETTURA
ARZACHENA. E la Gallura riscoprì il rosé. Anzi: non solo la Gallura. Si chiama Gjola e, oltre l'Europa, sta conquistando anche Australia e Stati Uniti il vino rosé prodotto dalla cantina Vigne Surrau, nato dalla volontà di riscoprire e valorizzare prodotti storici del territorio gallurese, che per quanto sia conosciuto per il vermentino ha nelle sue corde anche il vino rosso. Come spiega Alessandro Pedini, responsabile commerciale Surrau: «Il nostro vino Gjola nasce dalla lavorazione del vitigno Caricagiola, bacca nera storicamente autoctona in Gallura, di cui forse è addirittura originaria, e sicuramente ben nota dagli abitanti del territorio. Dall'esplorazione delle sue caratteristiche siamo arrivati alla lavorazione di questo prodotto che ci sta dando tante soddisfazioni guadagnandosi apprezzamenti e richieste sempre maggiori anche sui mercati internazionali». A identificare l'etichetta del Gjola c'è l'indicazione geografica tipica "Igt- Colli del Limbara", come richiamo diretto al territorio, confermando la duplice vocazione di valorizzazione del territorio e differenziazione dell'offerta al consumatore: «Nel progetto produttivo di Surrau, la riconducibilità dei vini al nostro territorio di origine è uno dei temi portanti, per cui produrre un vino di Caricagiola è stata una diretta conseguenza» spiega Pedini. La lavorazione ha richiesto capacità d'analisi e voglia di sperimentare: «Nel corso degli anni sono stati fatti numerosi tentativi diretti alla produzione di un vino rosso senza mai trovare il giusto equilibrio armonico, fino ad arrivare proprio dalla produzione del rosato. Si tratta di un vino con le caratteristiche di colore rosso vivace, profumi immediati e mediamente intensi, moderatamente fresco, sapido con la mineralità dei nostri vini». Una volta individuate le potenzialità del rosato gallurese, ecco giungere l'apprezzamento dal giudice più importante, ovvero i consumatori: «Una risposta che ha premiato la nostra scelta di puntare su questo prodotto, visto che dal 2020 abbiamo quasi duplicato i dati di vendita e le richieste del Gjola, con una produzione di 13mila bottiglie, mentre nell'anno appena concluso abbiamo toccato la cifra di 21mila bottiglie e la diffusione nei mercati dell'Europa centrale, Belgio e Germania in particolar modo, Stati Uniti e Australia. Ma dobbiamo evidenziare che buona parte del prodotto resta sul territorio, dimostrando che anche in Italia c'è stata un'ottima risposta». Obiettivo futuro confermare i numeri proposti: «Negli ultimi anni si sta registrando un cambiamento di gusto sui vini, complici i nuovi tipi di consumatori e nuovi accostamenti in cui il rosato ha un impatto eccellente e intendiamo proporre un prodotto di alta qualità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
