La Nuova Sardegna

Olbia

Permesso negato ma lo chef argentino può restare in Italia

di Tiziana Simula
Permesso negato ma lo chef argentino può restare in Italia

Vinta la battaglia legale davanti ai giudici del Tar Aveva lavorato ma non gli erano stati pagati i contributi

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OLBIA. Da oltre vent’anni Miguel Angel Paez, cittadino argentino, di Buenos Aires, vive e lavora in Italia. Ha 67 anni e abita a Olbia. Qualche giorno fa, ha vinto la sua battaglia al Tar: ora può continuare a rimanere nella terra che l’ha adottato, dove ha sempre lavorato, e dove voleva continuare a rimanere. La questura di Sassari non gli ha rinnovato il permesso di soggiorno sostenendo che non avesse il reddito minimo richiesto per la permanenza nel territorio italiano. Questo è ciò che emergeva dall’Inps e dall’Agenzia delle entrate. Lui non si è dato per vinto. Ed è riuscito a dimostrare che negli anni “incriminati”, 2018 e 2019, aveva invece lavorato come chef in un ristorante, a Budoni, solo che il suo datore di lavoro non lo aveva assicurato, a sua insaputa. Il Tribunale amministrativo regionale gli ha dato ragione: ha accolto il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Giuseppe Durgoni, e annullato il provvedimento con cui la questura di Sassari il 16 marzo 2020 rigettava la sua richiesta di rinnovo.

«Il mio cliente ha già 65 anni, ha una brutta malattia tropicale e ha anche chiesto la pensione in Italia. Ora potrà restarci – commenta soddisfatto l’avvocato Durgoni – Il Tar ha riconosciuto che in quegli anni ha lavorato, e che non era certamente imputabile a lui ma al suo datore di lavoro la responsabilità della mancata regolare assunzione e del mancato pagamento dei contributi Inps».

La vicenda comincia nel 2016. Miguel Angel Paez chiede il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Che gli viene negato nel 2020 per carenza reddituale relativamente agli anni 2018 e 2019. Paez impugna al Tar il decreto con cui la questura nega il rinnovo, chiedendone l’annullamento. Nell’ottobre 2021 viene fissata l’udienza per la trattazione di merito. Ministero dell’Interno e questura di Sassari si sono costituiti in giudizio, ribadendo la legittimità del diniego impugnato mancando, appunto, il reddito sufficiente per le due annualità, oltre a non risultare impiegato neanche nel momento in cui era stato emesso il decreto. Il difensore di Paez ha evidenziato che l’uomo aveva sempre lavorato e che solo ultimamente aveva contratto una grave malattia, che era peggiorata, e aveva presentato all’Inps domanda di assegno sociale per titolari della carta di soggiorno, affermando di averne diritto essendo in Italia da molti anni. E ha documentato che lo chef, proprio a causa del “parziale e mancato pagamento” in quei due anni, aveva inoltrato al Ministero del lavoro il modulo di recesso da rapporto di lavoro per giusta causa.

Nella camera di consiglio del 26 gennaio, la sezione seconda del tribunale amministrativo della Sardegna – presidente Marco Lensi – ha riconosciuto che Paez «nel biennio contestato ha effettivamente lavorato e che la mancanza del reddito minimo non è un dato veritiero in quanto ha lavorato per una società che ha omesso di formalizzare l’assunzione e di versare i contributi all’Inps rendendo “non apparente” ciò che nella sostanza esisteva». Paez, sostiene il Tar, «è indubbiamente esente da qualsiasi responsabilità».

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