«Nel Parco ci siamo anche noi»
di Claudio Inconis
Le nuove regole del trasporto passeggeri nell’arcipelago non convincono la coop di Santa Teresa
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SANTA TERESA GALLURA. Una pianificazione condivisa a tutela del settore. È una situazione di calma apparente quella che circonda le isole dell'arcipelago dopo che il Parco ha espresso la volontà di modificare le modalità di fruizione al trasporto passeggeri per la prossima estate. Un tentativo che non convince i soci della coop “Consorzio delle Bocche" di Santa Teresa, operativi nell'arcipelago dal 1994.
La coop. «Ovvero ancora prima che il parco venisse istituito», spiega Giovanni Nicolai, presidente della coop e vicepresidente dell'Aiatp (Associazione italiana armatori trasporto passeggeri). «Operando sempre nel rispetto delle regole e cercando il dialogo con l'Ente parco, proprio come faremo anche in questo caso, pur tutelando i nostri dipendenti e i clienti». In questi anni i sei soci ne hanno già viste tante, per cui ora attendono di conoscere nel dettaglio il regolamento.
Gli incontri. Nell'incontro di mercoledì scorso è stato il direttore facente funzioni Yuri Donno a presentare le volontà del tavolo tecnico composto da Ente parco, Capitaneria di porto e comune di La Maddalena, spiegando la necessità di tutelare l'ecosistema delle isole e limitare la possibilità di accesso stabilendo una percentuale di barche autorizzate, individuando il 75% di operatori provenienti dal comune di La Maddalena e il 25% esterni. «Nei primi incontri si è spiegata la volontà di modificare gli approdi, evitando gli sbarchi tramite gli scogli, su richiesta della Capitaneria, e ipotizzare nuove rotte per provare ad alleggerire il carico antropico su luoghi particolari. Argomenti su cui ci siamo confrontati in modo costruttivo provando ad articolare un discorso», spiega Nicolai. Quindi la sorpresa nell'assemblea di febbraio: «Nell'ultimo incontro invece è stata presentata la volontà di introdurre queste novità che vanno a colpire in modo particolare gli operatori del traporto passeggeri, probabilmente in quando i più semplici da individuare, senza tener conto che c'è già una regolamentazione ben precisa in merito».
Le autorizzazioni. Questione di licenze, in particolar modo, come evidenzia il presidente: «In questo progetto del parco ci si dimentica che nello stesso atto fondatore dell'ente viene riconosciuta la presenza di operatori con regolare licenza che hanno diritto ad operare nell'arcipelago, indicando quelle precedenti al 31 dicembre 1995 – spiega Nicolai, facendo riferimento al dpr del 17 maggio 1996 –. Questo perché La Maddalena era già una realtà turistica, non paragonabile ad esempio a Tavolare. Semmai possiamo paragonarla al centro storico di una città d'arte: sarebbe impensabile chiuderla al traffico dei mezzi autorizzati lasciando libera circolazione alle auto private. In questo senso ci sembrerebbe più logico vigilare e limitare gli accessi dei flussi di diporto, considerando il tipo di impatto ambientale che hanno». Osservazioni che si intende far valutare nelle sedi opportune, come già successo nell'estate 2000 in occasione del tentativo di modifica degli itinerari in base alla residenza: «Un tentativo bocciato dal Tar in quanto improprio e, anche in quel caso, non si teneva conto dell'esistenza delle licenze. Sia chiaro: noi simo d'accordo sulla necessità di tutelare l'ecosistema, così come siamo aperti al dialogo per individuare possibili rotte alternative, ma chiediamo di essere coinvolti in una pianificazione condivisa e di un salvaguardia reale dell'ambiente con controllo dei permessi e limitazioni dei flussi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La coop. «Ovvero ancora prima che il parco venisse istituito», spiega Giovanni Nicolai, presidente della coop e vicepresidente dell'Aiatp (Associazione italiana armatori trasporto passeggeri). «Operando sempre nel rispetto delle regole e cercando il dialogo con l'Ente parco, proprio come faremo anche in questo caso, pur tutelando i nostri dipendenti e i clienti». In questi anni i sei soci ne hanno già viste tante, per cui ora attendono di conoscere nel dettaglio il regolamento.
Gli incontri. Nell'incontro di mercoledì scorso è stato il direttore facente funzioni Yuri Donno a presentare le volontà del tavolo tecnico composto da Ente parco, Capitaneria di porto e comune di La Maddalena, spiegando la necessità di tutelare l'ecosistema delle isole e limitare la possibilità di accesso stabilendo una percentuale di barche autorizzate, individuando il 75% di operatori provenienti dal comune di La Maddalena e il 25% esterni. «Nei primi incontri si è spiegata la volontà di modificare gli approdi, evitando gli sbarchi tramite gli scogli, su richiesta della Capitaneria, e ipotizzare nuove rotte per provare ad alleggerire il carico antropico su luoghi particolari. Argomenti su cui ci siamo confrontati in modo costruttivo provando ad articolare un discorso», spiega Nicolai. Quindi la sorpresa nell'assemblea di febbraio: «Nell'ultimo incontro invece è stata presentata la volontà di introdurre queste novità che vanno a colpire in modo particolare gli operatori del traporto passeggeri, probabilmente in quando i più semplici da individuare, senza tener conto che c'è già una regolamentazione ben precisa in merito».
Le autorizzazioni. Questione di licenze, in particolar modo, come evidenzia il presidente: «In questo progetto del parco ci si dimentica che nello stesso atto fondatore dell'ente viene riconosciuta la presenza di operatori con regolare licenza che hanno diritto ad operare nell'arcipelago, indicando quelle precedenti al 31 dicembre 1995 – spiega Nicolai, facendo riferimento al dpr del 17 maggio 1996 –. Questo perché La Maddalena era già una realtà turistica, non paragonabile ad esempio a Tavolare. Semmai possiamo paragonarla al centro storico di una città d'arte: sarebbe impensabile chiuderla al traffico dei mezzi autorizzati lasciando libera circolazione alle auto private. In questo senso ci sembrerebbe più logico vigilare e limitare gli accessi dei flussi di diporto, considerando il tipo di impatto ambientale che hanno». Osservazioni che si intende far valutare nelle sedi opportune, come già successo nell'estate 2000 in occasione del tentativo di modifica degli itinerari in base alla residenza: «Un tentativo bocciato dal Tar in quanto improprio e, anche in quel caso, non si teneva conto dell'esistenza delle licenze. Sia chiaro: noi simo d'accordo sulla necessità di tutelare l'ecosistema, così come siamo aperti al dialogo per individuare possibili rotte alternative, ma chiediamo di essere coinvolti in una pianificazione condivisa e di un salvaguardia reale dell'ambiente con controllo dei permessi e limitazioni dei flussi».
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