«Non siamo abusivi la proprietà sapeva e non è intervenuta»
di Dario Budroni
Gli ex gestori dei ristoranti dell’edificio di viale Aldo Moro «La situazione di degrado è stata più volte denunciata»
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OLBIA. Le serate volavano via tra carne allo spiedo e involtini primavera. Poi la situazione è pian piano precipitata. Il degrado si è impossessato della struttura e fare ristorazione è diventato praticamente impossibile. Calcinacci, infiltrazioni, furti, rifiuti ovunque, brutti giri nello stabile: i due ristoranti che si trovavano nel palazzo-tugurio di viale Aldo Moro alla fine hanno dovuto chiudere i battenti. Una situazione che si è trascinata per anni e che ha più volte spinto i gestori dei locali – un ristorante di cucina brasiliana e un altro di cucina orientale – a rivolgersi ai proprietari della struttura, senza però ricevere mai una risposta. E così, adesso che il caso è definitivamente scoppiato, gli ex gestori non vogliono certo passare per abusivi, per coloro che hanno contribuito a innescare la bomba sociale ed ecologica che si è man mano creata all’interno del palazzo che un tempo ospitava anche una banca e gli uffici della Asl. «Non incolpiamo nessuno – spiegano dalla Giuni Srl, società che gestiva i due locali –. Ma non è vero che la proprietà era all’oscuro di ciò che stava accadendo. La proprietà non è mai intervenuta per cercare di risolvere la situazione. Il palazzo è diventato una terra di nessuno. I danneggiati, qui, siamo anche noi».
Non solo abusivi. Gli ex gestori, assistiti dall’avvocato Giampaolo Murrighile, intervengono dopo aver letto, sulla Nuova Sardegna, le dichiarazioni del legale della proprietà dello stabile, cioè la società Alturcampa, riconducibile al gruppo Pulcini. L’avvocato, tra le altre cose, aveva infatti annunciato una denuncia in Procura contro gli abusivi che hanno occupato e danneggiato l’edificio. Perché gli abusivi, nel palazzo che dà anche sulle vie Longhena e Peruzzi, ci sono. Ma in diversi appartamenti vivono anche alcune famiglie (con bambini) che hanno sempre raccontato di aver pagato un affitto. Discorso ribadito anche dagli ex gestori dei due ristoranti. «In quei locali abbiamo investito anima, cuore e centinaia di migliaia di euro – spiegano dalla Giuni srl –. E non ci stiamo a passare per abusivi. Noi avevamo un contratto regolarmente registrato. La situazione era nota e nessuno ha agito. Ora il caso è diventato mediatico e la proprietà interviene, ma dov’era fino a oggi?». I ristoratori raccontano di aver sempre pagato l’affitto dei locali. E questo fin quando è stato possibile, perché pian piano, vista la situazione di estremo degrado dello stabile, i clienti sono cominciati a mancare. Alla fine, gli ex gestori hanno subito uno sfratto e così, pochi mesi fa, hanno lasciato i locali. Ristoranti che, nel frattempo, erano stati totalmente devastati e saccheggiati, probabilmente da chi aveva occupato abusivamente l’edificio.
Situazione nota. Dalla Giuni srl spiegano che le cose, all’interno del palazzo, hanno iniziato a peggiorare almeno cinque anni fa. Giri di spaccio e prostituzione, risse, rifiuti in ogni angolo, furti, minacce e alloggi occupati: una situazione decisamente insostenibile per chi vuole semplicemente fare ristorazione. Nel 2019, in uno degli appartamenti, è anche morta una ragazza per overdose, anche se la famiglia sostiene che sia stata in realtà uccisa. «I clienti sono scappati e noi non abbiamo più lavorato – spiegano dalla società –. Ripetiamo: non incolpiamo nessuno e non sappiamo esattamente cosa sia accaduto, non conosciamo il motivo che ha portato a questo improvviso decadimento. Quel che è certo è che la situazione era nota e che noi l’abbiamo più volte segnalata e denunciata. Ma non è mai intervenuto nessuno. La proprietà ha il dovere di controllare e non può, soltanto oggi, parlare di abusivismo. Noi il contratto lo avevamo e l’affitto lo pagavamo».
Non solo abusivi. Gli ex gestori, assistiti dall’avvocato Giampaolo Murrighile, intervengono dopo aver letto, sulla Nuova Sardegna, le dichiarazioni del legale della proprietà dello stabile, cioè la società Alturcampa, riconducibile al gruppo Pulcini. L’avvocato, tra le altre cose, aveva infatti annunciato una denuncia in Procura contro gli abusivi che hanno occupato e danneggiato l’edificio. Perché gli abusivi, nel palazzo che dà anche sulle vie Longhena e Peruzzi, ci sono. Ma in diversi appartamenti vivono anche alcune famiglie (con bambini) che hanno sempre raccontato di aver pagato un affitto. Discorso ribadito anche dagli ex gestori dei due ristoranti. «In quei locali abbiamo investito anima, cuore e centinaia di migliaia di euro – spiegano dalla Giuni srl –. E non ci stiamo a passare per abusivi. Noi avevamo un contratto regolarmente registrato. La situazione era nota e nessuno ha agito. Ora il caso è diventato mediatico e la proprietà interviene, ma dov’era fino a oggi?». I ristoratori raccontano di aver sempre pagato l’affitto dei locali. E questo fin quando è stato possibile, perché pian piano, vista la situazione di estremo degrado dello stabile, i clienti sono cominciati a mancare. Alla fine, gli ex gestori hanno subito uno sfratto e così, pochi mesi fa, hanno lasciato i locali. Ristoranti che, nel frattempo, erano stati totalmente devastati e saccheggiati, probabilmente da chi aveva occupato abusivamente l’edificio.
Situazione nota. Dalla Giuni srl spiegano che le cose, all’interno del palazzo, hanno iniziato a peggiorare almeno cinque anni fa. Giri di spaccio e prostituzione, risse, rifiuti in ogni angolo, furti, minacce e alloggi occupati: una situazione decisamente insostenibile per chi vuole semplicemente fare ristorazione. Nel 2019, in uno degli appartamenti, è anche morta una ragazza per overdose, anche se la famiglia sostiene che sia stata in realtà uccisa. «I clienti sono scappati e noi non abbiamo più lavorato – spiegano dalla società –. Ripetiamo: non incolpiamo nessuno e non sappiamo esattamente cosa sia accaduto, non conosciamo il motivo che ha portato a questo improvviso decadimento. Quel che è certo è che la situazione era nota e che noi l’abbiamo più volte segnalata e denunciata. Ma non è mai intervenuto nessuno. La proprietà ha il dovere di controllare e non può, soltanto oggi, parlare di abusivismo. Noi il contratto lo avevamo e l’affitto lo pagavamo».
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