La Nuova Sardegna

Olbia

Ucraini e olbiesi in corteo «Stop ai bombardamenti»

di Dario Budroni
Ucraini e olbiesi in corteo «Stop ai bombardamenti»

Almeno mille persone alla fiaccolata: «Non ci aspettavamo tutta questa gente» Il dramma di chi vive lontano: «I nostri parenti sotto i missili, abbiamo paura»

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OLBIA. La pace è un lungo corteo illuminato dalle fiaccole e colorato dalle bandiere. Mentre i missili russi infiammano i cieli di Kiev e Kharkiv, da piazza Regina Margherita fino al municipio risuonano solo slogan di pace. Prima in ucraino, poi in italiano. Vira Mrykalo si guarda attorno e quasi non ci crede. «Non mi aspettavo tutta questa gente. Pensavo di vedere quasi solo ucraini, invece ci sono tantissimi olbiesi» confessa mentre percorre corso Umberto alla testa del corteo. Lei è una delle organizzatrici della fiaccolata messa in piedi nel giro di poche ore per chiedere la fine della guerra che sta devastando l’Ucraina. A stento riesce a trattenere le lacrime quando pensa a cosa sta accadendo in quello stesso momento laggiù, a casa sua. «Prima, quando telefonavamo ai nostri parenti, ci dicevamo “ti voglio bene”. Adesso, la prima cosa che chiediamo è “come stai?”. Perché li stanno bombardando. È una follia» continua Vira. Il corteo è lungo e spesso silenzioso. Ci sono centinaia di persone, forse mille. Lo hanno organizzato alcune donne della comunità ucraina olbiese, con il sostegno della Cgil e dell’Anpi e la collaborazione dell’Associazione cittadini immigrati di Cagliari e l’ambasciata ucraina in Italia. In piazza si canta l’inno nazionale e si sventolano le bandiere gialle e blu dell’Ucraina, insieme a quelle della pace, della Cgil, dell’Italia, della Sardegna. Sfila anche lo striscione di Prospettiva donna. Ci sono diversi rappresentanti politici, sia di centrosinistra che di centrodestra. A cominciare dal sindaco, Settimo Nizzi. «Avete organizzato una manifestazione bellissima – dice –. Scatenare una guerra è un qualcosa di inaccettabile, di molto grave, non ce lo saremmo mai aspettati. La pace è un valore che non si può discutere. Non resteremo indifferenti davanti a questa catastrofe. Olbia è dalla vostra parte, faremo di tutto per accogliere le persone costrette a scappare dal conflitto». Nel corteo ci sono donne e uomini di tutte le età. Bambini, ragazzi, adulti, famiglie intere. Si urla «pace», «stop alla guerra», poi altri slogan in ucraino. Proprio davanti al comune, a prendere la parola è una giovane donna. Si chiama Maryna Golubenko. «La consapevolezza che inermi civili siano coinvolti in una lotta per il potere ci rattrista – dice –. Il sapere che a pagare le conseguenze più terrificanti siano soprattutto gli innocenti non può e non deve restare un mero sdegno, un disappunto, ma deve trasformarsi in una urgente richiesta di pace». Infine un lungo applauso e poi tutti via: gli olbiesi nelle loro case, davanti ai notiziari, e gli ucraini di nuovo al telefono, con la speranza di non ricevere dai loro parenti notizie ancor più devastanti di quelle che hanno già stravolto la loro vita.

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