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Dichiarata l’improcedibilità per tre imputati pakistani

di Nadia Cossu
Dichiarata l’improcedibilità per tre imputati pakistani

SASSARI. Ad aprile del 2019, dopo una settimana esatta in camera di consiglio, la corte d’assise di Sassari presieduta da Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna) aveva assolto quattro imputati dal...

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SASSARI. Ad aprile del 2019, dopo una settimana esatta in camera di consiglio, la corte d’assise di Sassari presieduta da Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna) aveva assolto quattro imputati dal reato di strage – per non aver commesso il fatto – e ne aveva anche scagionato in tutto otto dall’accusa di aver promosso, costituito, organizzato e diretto un’associazione transnazionale che aveva l’obiettivo di compiere attentati all’estero. Ma gli stessi giudici avevano anche emesso un’ordinanza con la quale venivano restituiti gli atti al pm perché procedesse a eventuali indagini a carico dell’imam Muhammad Hafiz Zulkifal, di Muhammad Siddique e di Zubair Alì. La corte, infatti, pur ritenendo che l’istruttoria dibattimentale non avesse confermato la presenza di una struttura organizzativa unitaria che coinvolgeva tutti gli imputati, non aveva escluso che l’imam Zulkifal e gli altri due imputati potessero aver avuto collegamenti con separati gruppi armati operanti all’estero. E per questo aveva disposto la separazione dei procedimenti relativi a questi tre pakistani.

Un mese fa si è dunque aperto il nuovo processo davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci) e l’avvocato Franco Villa, difensore dell’imam Zulkifal, (gli altri imputati sono assistiti da Maria Laura Lai e Carlo Pistincu) ha sollevato un’eccezione relativa all’improcedibilità: non solo non era stato riformulato il capo di imputazione ma non erano state effettuate ulteriori indagini, come invece aveva disposto la precedente corte d’assise. Eccezione ritenuta fondata. Condividendo la questione della difesa, infatti, il presidente e relatore Pusceddu nella sentenza ha evidenziato che il pm della Dda Danilo Tronci «ha insistito esercitando nuovamente l’azione penale esattamente per quelle imputazioni oggetto del precedente procedimento, negli stessi esatti termini letterali davanti a questa odierna corte d’assise». Riportando nelle motivazioni una serie di sentenze della Cassazione – tra cui quella caposaldo del principio, la sezioni unite Donati del 2005 – la corte ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti dei tre imputati «per avere il pubblico ministero già esercitato la medesima azione penale per il medesimo fatto».

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