La Nuova Sardegna

Olbia

Da Olbia all’Ucraina «I miei viaggi in auto per aiutare chi fugge»

di Dario Budroni

Lidiia Stadnychuk, 32 anni, ha raggiunto tre volte il confine «Ho trasportato molti bimbi e portato due ragazzi con me»

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OLBIA. L’Europa scorre veloce dietro i finestrini della sua auto. Il mare, la pianura, la montagna, la neve, gli autogrill. E poi c’è il confine, lo spartiacque tra inferno e speranza dove la gente inseguita dai missili si accalca avvolta da sciarpe e cappotti. Da quando la guerra è cominciata, Lidiia Stadnychuk, 32 anni, non si è fermata neanche un secondo. Lei è una delle coordinatrici del centro di raccolta allestito in un grande spazio del Delta center. Ma è anche una giovane donna che, per ben tre volte, si è messa al volante della sua Opel e ha attraversato l’Europa per aiutare gli altri ucraini a fuggire dal conflitto. Originaria di Kolomyja, città nella zona ovest dell’Ucraina, Lidiia Stadnychuk, madre di due bimbe, vive a Olbia da quasi dieci anni. C’era arrivata nel 2013 per lavorare in un panificio. «La mia seconda bambina ha avuto dei problemi alla nascita. Così, per seguirla, mi sono dovuta licenziare», racconta. Adesso Lidiia passa le giornate ad aiutare chi si sveglia ogni giorno con il suono delle sirene antiaeree e il rombo dei carri armati sulle strade. Con coraggio e orari da incubo, per tre volte si è spinta fin lassù, al confine tra Polonia e Ucraina. La sua auto è diventata come una navetta: solo la prima notte, facendo avanti e indietro tra le dogane, ha messo in salvo ottanta persone. Nel suo ultimo viaggio, invece, ha portato con sé due ragazzi: Ivan e Anastasia, hanno 18 anni.

I viaggi di Lidiia. La Russia ha invaso l’Ucraina giovedì 24 febbraio. E il pomeriggio di venerdì 25 Lidiia era già al confine. «Mi hanno contattata due ragazzi di Milano, perché prima ho vissuto lì – racconta –. Mi hanno chiesto se la mia auto fosse intestata a me. Ho detto sì e loro mi hanno detto: “Bene, abbiamo bisogno di te. C’è bisogno di cittadini ucraini che possano entrare in Ucraina, dalla Polonia, attraverso la dogana”. C’era da portare la gente in salvo. Ho accettato e ho detto che avrei dato la priorità in particolare ai bambini con disabilità. Quindi ho preso e sono partita». Sbarcata a Livorno, Lidiia è arrivata fino al confine. «Entravo in Ucraina, caricavo le persone e le portavo in Polonia – continua –. Solo la prima notte, tra il venerdì e il sabato, ho trasportato ottanta persone. Tutti noi volontari ci coordiniamo attraverso una chat. All’inizio eravamo in 68, adesso siamo più di 5mila. È tutto molto faticoso, ho guidato per tantissime ore e ho dormito molto poco. Ma bisogna farlo». Una volta tornata a Olbia, Lidiia si è messa a lavorare nel centro di raccolta di viveri e medicine del Delta center, dove coordina un po’ tutto insieme ad altre connazionali come Vira Mrykalo e Maryna Golubenko. Poi, qualche giorno dopo, Lidiia è partita per una seconda volta. «Ho anche aiutato alcune persone ad arrivare qui – racconta –. Un bambino ha compiuto 6 anni appena entrato in Italia. Penso che sia giusto fare tutto questo. È volontariato. Per fortuna avevo qualche soldo da parte, i viaggi me li pago da sola».

Come due figli. Pochi giorni fa, invece, Lidiia ha compiuto il suo terzo viaggio. Stavolta ha portato con sé due ragazzi di 18 anni. Ivan è un suo cugino e arriva da un piccolo centro vicino Mariupol, a est. La sua casa non esiste più e suo padre era morto due anni fa nel conflitto già in corso tra forze ucraine e filo-russe. Anastasia, che Lidiia aveva visto l’ultima volta 12 anni fa, prima di partire per l’Italia studiava per diventare sarta e ultimamente confezionava le divise per i militari. «Adesso stanno con me, a casa mia, qui a Olbia. Ormai non ho più due bambine, ora ho quattro figli» sorride Lidiia prima di tornare a smistare cibo e farmaci da spedire nella sua Ucraina.

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