La Nuova Sardegna

Olbia

«Tony è grave, la nostra vita distrutta»

di Dario Budroni
«Tony è grave, la nostra vita distrutta»

Magdalena Murawska è la moglie di Cozzolino, l’uomo dato alle fiamme dal vicino. «Ho paura, ringrazio chi lo ha salvato»

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OLBIA. Le ore scorrono lente e il tempo sembra essersi ormai dilatato. Da nove giorni Magdalena Murawska vive dentro l’incubo più nero: non dorme quasi più, piange, dice di avere paura. Spera che dall’ospedale di Sassari qualcuno la chiami presto per darle finalmente una buona notizia. «Ma purtroppo lui è ancora lì, sta male, è grave» racconta la moglie di Tony Cozzolino, il 49enne olbiese che lo scorso 11 marzo è stato dato alle fiamme dal vicino di casa. Davide Iannelli, ora rinchiuso nel carcere di Bancali, lo ha prima cosparso di benzina, poi ha appiccato il fuoco con il suo accendino. È accaduto proprio sotto casa, all’ombra delle palazzine popolari di via Petta, al termine dell’ennesima lite. Una tragedia che ha sconvolto la città e che ha fatto sprofondare sua moglie, Magdalena Murawska, di origine polacca, in un tremendo abisso di dolore e terrore. «La nostra vita adesso è rovinata – sospira lei, con la voce rotta dal pianto –. Sono distrutta, ormai non riesco neanche più a parlare. Però ci tengo a dire grazie. Voglio ringraziare quell’uomo che guidava l’autobus e che, con l’estintore, ha salvato la vita di mio marito. È un eroe».

Vita distrutta. Magdalena Murawska, assistita dall’avocato Giampaolo Murrighile, è ora chiusa in casa insieme al suo bambino. E racconta di avere molta paura, perché nella stessa palazzina vive anche la famiglia dell’aggressore. «Non mi sento protetta», dice la donna. Tony Cozzolino e Davide Iannelli non erano mai andati d’accordo. Per anni, stando alle ricostruzioni, si erano scambiati denunce, provocazioni e minacce. Venerdì 11 marzo, poco prima che Iannelli riversasse addosso a Cozzolino la benzina contenuta in una bottiglia di plastica, sarebbero anche venuti alle mani. «Ma Tony non ha mai fatto niente di male – racconta Magdalena Murawska –. Diceva di lasciar perdere, di restare tranquilli davanti alle offese. Alla fine, però, è successo quello che è successo. E la nostra vita ora è distrutta».

L’autista del bus. Avvolto dalle fiamme, Tony Cozzolino era corso verso un autobus parcheggiato al capolinea. A bordo c’era Antonio Dessena, autista dell’Aspo, che ha prontamente imbracciato un estintore e spento il fuoco che aveva già divorato pelle e vestiti del 49enne. «Lo ringrazio, a nome mio e della mia famiglia – afferma la moglie della vittima –. Si è comportato da vero eroe. Senza di lui, mio marito sarebbe morto bruciato. Se Tony dovesse uscire dall’ospedale, mi piacerebbe incontrarlo di persona insieme a lui».

Le condizioni. Cozzolino è ancora in coma e le sue condizioni non sono migliorate. Ha già subito due interventi, ma un polmone è gravemente compromesso e neanche il secondo reagisce come dovrebbe. Il pericolo di vita non è ancora scongiurato. Le ustioni, di secondo e terzo grado, riguardano il 42 per cento del corpo e in particolare il volto, il collo, le braccia e le spalle dell’uomo. Terribili bruciature che sono associate anche ad alcune ustioni alle vie respiratorie, a causa dell’inalazione della fiammata.

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