Olbia, pienone per villa Tamponi: almeno 300 restano fuori
di Dario Budroni
Giornate Fai, la dimora apre le porte per la prima volta: «Partecipazione oltre le previsioni». In settecento prendono parte al tour. Tappa anche in municipio e a villa Clorinda
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OLBIA. La dimora signorile circondata da palme, mandorli e possenti querce spalanca per la prima volta il suo elegante cancello. La novità, per gli olbiesi, ha il sapore di una occasione storica: in centinaia si riversano nel centro città per scoprire cosa si prova a mettere piede nel gigantesco giardino di villa Tamponi. Neanche gli organizzatori si aspettavano una risposta di questo tipo: in tanti riescono a mettersi in fila e a partecipare al viaggio nel passato, ma sono tanti anche coloro che, alla fine, devono abbandonare l’idea di oltrepassare il cancello e le lunghe mura di viale Principe Umberto. È la prima volta che il Fai promuove un evento in città. Partito subito con il pezzo forte, e cioè le meraviglie di villa Tamponi, il gruppo cittadino del Fondo ambiente italiano ha dovuto fare i conti per tutta la giornata di ieri con una partecipazione che è andata ben oltre ogni previsione. Circa 700 le persone che hanno preso parte al tour. Almeno 300 quelle che sono tornate a casa a bocca asciutta. Una risposta che la dice lunga su quanto fosse grande il desiderio degli olbiesi di visitare un luogo che, in 152 anni di storia, non era mai stato aperto al pubblico.
Il tour. Il gruppo cittadino del Fai, che fa a sua volta parte del gruppo Olbia-Tempio e della delegazione di Sassari, ha organizzato il suo evento in occasione delle Giornate Fai di primavera. Lo scopo era quello di mettere in mostra le più importanti dimore della vecchia Terranova. Prima due dei tre palazzi Colonna presenti in città: il municipio e villa Clorinda. Infine, villa Tamponi. A guidare i numerosi visitatori sono stati i volontari del Fai e i bravi Apprendisti Ciceroni del liceo classico Gramsci. Tutto ha preso il via in municipio, che inizialmente era una residenza privata fatta costruire nel 1932 da uno dei fratelli Colonna, ricchi commercianti del settore caseario originari di Ponza. Seconda tappa a villa Clorinda, in via De Filippi: da un pezzo sede della scuola vincenziana, nacque nei primi anni Venti del Novecento come villino borghese per volere degli stessi Colonna. Subito dopo, dunque, la visita di villa Tamponi, la stupenda residenza che si affaccia sul porto vecchio fatta costruire nel lontano 1870 da Giovanni Battista Tamponi, agente generale di navigazione e grande proprietario terriero. I visitatori, ieri, hanno potuto scoprire parte del suo immenso parco verde, tra l’altro ricco di reperti archeologici come colonne romane, pietre miliari, capitelli e un altorilievo lapideo di età repubblicana. Imperdibile il tratto delle mura puniche, l’unico visibile (anche se all’interno di una residenza privata) insieme a quello di via Torino. Inoltre è stato anche possibile attraversare un corridoio della stessa villa, dove a conquistare la scena sono stati due dipinti che ritraggono quella che era la Terranova di oltre un secolo fa. Ad accogliere i visitatori anche i ragazzi della Scuola civica di musica.
L’assalto. Per via del grande e inaspettato afflusso di visitatori non sono mancati alcuni malumori, in particolare tra le persone in fila. Inizialmente non erano previste le prenotazioni, ma alla fine il gruppo olbiese del Fai ha dovuto attivarle attraverso un indirizzo mail con l’obiettivo di scongiurare gli assembramenti, considerato l’elevato numero di richieste maturato nel weekend. Si è creata dunque un po’ di confusione e numerose persone hanno così dovuto rinunciare al tour dei palazzi. «Per noi era la prima volta – commenta Giusi Balata, del gruppo Fai olbiese –. Non è stato facile gestire l’evento, abbiamo anche formato dei gruppi speciali e chiuso le visite mezz’ora più tardi. Non ci aspettavamo una partecipazione di queste dimensioni. Ma siamo contenti, la città ha risposto benissimo e i ragazzi delle scuole sono stati molto bravi».
Il tour. Il gruppo cittadino del Fai, che fa a sua volta parte del gruppo Olbia-Tempio e della delegazione di Sassari, ha organizzato il suo evento in occasione delle Giornate Fai di primavera. Lo scopo era quello di mettere in mostra le più importanti dimore della vecchia Terranova. Prima due dei tre palazzi Colonna presenti in città: il municipio e villa Clorinda. Infine, villa Tamponi. A guidare i numerosi visitatori sono stati i volontari del Fai e i bravi Apprendisti Ciceroni del liceo classico Gramsci. Tutto ha preso il via in municipio, che inizialmente era una residenza privata fatta costruire nel 1932 da uno dei fratelli Colonna, ricchi commercianti del settore caseario originari di Ponza. Seconda tappa a villa Clorinda, in via De Filippi: da un pezzo sede della scuola vincenziana, nacque nei primi anni Venti del Novecento come villino borghese per volere degli stessi Colonna. Subito dopo, dunque, la visita di villa Tamponi, la stupenda residenza che si affaccia sul porto vecchio fatta costruire nel lontano 1870 da Giovanni Battista Tamponi, agente generale di navigazione e grande proprietario terriero. I visitatori, ieri, hanno potuto scoprire parte del suo immenso parco verde, tra l’altro ricco di reperti archeologici come colonne romane, pietre miliari, capitelli e un altorilievo lapideo di età repubblicana. Imperdibile il tratto delle mura puniche, l’unico visibile (anche se all’interno di una residenza privata) insieme a quello di via Torino. Inoltre è stato anche possibile attraversare un corridoio della stessa villa, dove a conquistare la scena sono stati due dipinti che ritraggono quella che era la Terranova di oltre un secolo fa. Ad accogliere i visitatori anche i ragazzi della Scuola civica di musica.
L’assalto. Per via del grande e inaspettato afflusso di visitatori non sono mancati alcuni malumori, in particolare tra le persone in fila. Inizialmente non erano previste le prenotazioni, ma alla fine il gruppo olbiese del Fai ha dovuto attivarle attraverso un indirizzo mail con l’obiettivo di scongiurare gli assembramenti, considerato l’elevato numero di richieste maturato nel weekend. Si è creata dunque un po’ di confusione e numerose persone hanno così dovuto rinunciare al tour dei palazzi. «Per noi era la prima volta – commenta Giusi Balata, del gruppo Fai olbiese –. Non è stato facile gestire l’evento, abbiamo anche formato dei gruppi speciali e chiuso le visite mezz’ora più tardi. Non ci aspettavamo una partecipazione di queste dimensioni. Ma siamo contenti, la città ha risposto benissimo e i ragazzi delle scuole sono stati molto bravi».
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