Guard rail sulla Olbia-Nuoro: "Costretti ad andare via da casa nostra"
Nessuna soluzione per le famiglie cui l'Anas aveva chiuso l'accesso sulla 131 dcn e resta impossibile quindi raggiungere le abitazioni
OLBIA. Alla fine sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Mesi di attesa sperando in una soluzione che invece non è arrivata. Mesi di disagi, di rabbia e di pericoli. Ma nulla è cambiato. Anzi, è peggiorato. Visto che le tre famiglie olbiesi che abitavano nelle campagne che si affacciano sulla 131 dcn per Nuoro, all'altezza di Trudda, hanno dovuto chiudere i battenti e andare via perché da otto mesi è impossibile raggiungere le loro abitazioni. Nell'agosto scorso, il passaggio da loro utilizzato da sempre è stato chiuso col guard rail dall'Anas che ha messo in sicurezza quello e altri incroci a raso sulla 131 dcn. Da allora le tre famiglie, undici persone in tutto, tra cui due bambine piccolissime, sono precipitate in una situazione assurda. Che non trova soluzione.
Raggiungere le case dalla quattro corsie non è più possibile. Ma non è neanche più possibile arrivarci attraverso la viabilità alternativa che collega le case con Vena Fiorita, una stradina stretta e sterrata che passa tra rocce e vegetazione, diventata col maltempo del tutto impraticabile.Alla fine sono andati tutti via, eccetto una persona che continua a vivere lì. Non prima però di aver collezionato una nuova denuncia, questa volta da parte dei carabinieri, dopo essersi aperti un passaggio da soli sulla 131 dcn.
Era successo anche ad agosto. Due di loro si erano beccati una multa da 120 euro con relativa denuncia per "aver aperto un varco abusivo alla propria dimora", perché, presi dall'esasperazione, avevano tolto i bulloni e smontato un pezzo di guard rail. «Lo abbiamo fatto simbolicamente per far sentire la nostra protesta - avevano spiegato -. Siamo disperati, non possiamo muoverci: se qualcuno di noi sta male come fa l'ambulanza a raggiungerci? Se scoppia un incendio, chi ci soccorre? Dove passano i mezzi? Volevamo far capire il nostro disagio, in tutta risposta sono arrivate quattro pattuglie della polizia e ci hanno multato e denunciato».
Alessandra Spolittu e Rita Pasotto che per anni hanno abitato in quelle case ora occupate dai loro figli con le rispettive famiglie e le due bambine, stanno cercando affannosamente un aiuto dalle istituzioni. Il giorno dopo la chiusura della strada avevano anche appeso degli striscioni sul ponte nella 131 dcn. Chiedono una strada che li possa portare a casa in sicurezza. Ma la soluzione sembra essere lontana. La questione è ora in mano a un legale, l'avvocato Paoletta Deiana. «In otto mesi abbiamo vissuto e provato di tutto, la situazione è rimasta immutata e non è più sostenibile», spiega Alessandra Spolittu.Un giorno è anche successo ciò che temevano. Una delle bambine è stata male ed è stato necessario chiamare l'ambulanza. Ma non è riuscita a raggiungere le case. È dovuta arrivare una persona da Olbia che ha caricato in macchina la piccola dalla quattro corsie, dal bordo della carreggiata, dopo che i genitori l'avevano portata in braccio fin lì. Per mesi hanno dovuto fare questa peripezia quando dovevano entrare e uscire da casa, unico modo - rischiosissimo - per evitare la viabilità alternativa che stava distruggendo le loro macchine. Ora, pur avendo una casa tutta loro, paradossalmente, non ci possono abitare e sono costretti a cercare un nuovo alloggio dove vivere. L'Anas fin da subito aveva spiegato che l'accesso sulla 131 dcn era illegale e doveva essere chiuso perché, in caso di incidenti, la responsabilità sarebbe ricaduta sull'ente che non aveva garantito la sicurezza del tratto di strada. Allo stesso tempo, aveva fatto sapere di non avere nessuna competenza sulla viabilità alternativa.Le famiglie chiederanno ora di incontrare il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai.
«Il confine catastale del nostro comune finisce un'ottantina di metri prima delle loro case - spiega il sindaco - Sono comunque disponibile a incontrarli e a valutare una viabilità alternativa che gli consenta di avere un accesso più facile alle loro abitazioni».
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