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Olbia

Cleopatra, l’affondo dei tre periti: «Pec inefficace e carente»

di Tiziana Simula
Cleopatra, l’affondo dei tre periti: «Pec inefficace e carente»

I professionisti incaricati dalla Corte hanno illustrato i risultati dello studio Critiche al Piano di emergenza comunale. Battaglia con i consulenti di parte

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OLBIA. «Un evento estremo ma non eccezionale e l’allerta a criticità elevata diramata dalla Regione, dal nostro punto di vista, era adeguato a descrivere lo scenario che, poi, si è verificato». Così è stato definito il ciclone Cleopatra dagli ingegneri Luca Ferraris, Luca Molini e Marina Morando, incaricati dalla Corte d’appello di Sassari di redigere la perizia sull’alluvione che il 18 novembre 2013 devastò la città e provocò la morte di sei persone. Oltre 80 pagine in cui criticano duramente il Piano di protezione civile e il Piano di emergenza comunale «gravemente carenti», la mancata attivazione del Coc, il centro operativo comunale, nella fase di preallarme, e di tutte quelle azioni – dalla chiusura delle scuole alla comunicazione ai cittadini – che avrebbero potuto ridurre il rischio la sera del 18 novembre quando la piena travolse la città. Imputati nel processo di secondo grado, l’ex sindaco Gianni Giovannelli, difeso dagli avvocati Nicola di Benedetto e Agostinangelo Marras, i dirigenti Antonello Zanda e Gabriella Palermo e il funzionario Giuseppe Budroni, assistiti dagli avvocati Jacopo Merlini, Pasquale Ramazzotti e Lorenzo Soro.

«Il Piano di protezione civile approvato nel 2012 era carente e la stessa Regione lo aveva segnalato, c’erano altre zone a rischio che il Comune conosceva e che non erano incluse nel piano di assetto idrogeologico: è in quelle zone che ci sono stati i morti», hanno spiegato alla Corte, illustrando la perizia. E ancora. «Il Piano di emergenza comunale era teorico, non funzionale al territorio, non indicava quali azioni mettere in campo nella pratica». I periti hanno anche spiegato che nel Pec c’era scritto che in caso di criticità elevata il Comune avrebbe dovuto entrare nella fase di preallarme e attivare entro 15 minuti il Coc e iniziare a gestire l’evento. Cosa che non è avvenuta. E a proposito della manutenzione dei canali, in particolare del Rio Seligheddu, il principale corso d’acqua imputato, i periti hanno precisato che la pulizia era importante maanche se fosse stata fatta avrebbe avuto un’incidenza poco significativa sull’evento perché all’origine c’è un problema strutturale: le sezioni sono ridotte, insufficienti a far transitare una portata simile di acqua. Un parere che di fatto alleggerisce la posizione di Zanda. A proposito del Coc è emerso – su domanda dell’avvocato Di Benedetto – che avrebbe dovuto attivarlo il responsabile della funzione tecnica, cioè il dirigente della polizia locale Gianni Serra.

Quella di ieri è stata un’udienza fiume cominciata alle 10 del mattino e finita oltre le sette di sera durante la quale le parti si sono date battaglia sul fronte delle perizie e consulenze di parte. Per i periti della Corte, il ciclone Cleopatra non è stato un evento eccezionale, per quelli della difesa invece lo è stato. Lo hanno ribadito in aula illustrando le loro consulenze gli esperti Simone Venturini per Zanda e Budroni, e Francesco Cipolla ed Elvezio Galanti per Giovannelli. La consulenza di Cipolla e Galanti fu decisiva per l’assoluzione di tutti gli imputati nel processo di primo grado. «Anche se non esiste un atto formale del Coc istitutivo tutti erano in campo», hanno rimarcato i consulenti dell’ex sindaco.
 

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