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Olbia

I sindaci galluresi: "Pronto soccorso già al collasso, d'estate sarà il caos"

Antonello Sechi
Una delle numerose postazioni di guardia medica che è stata chiusa
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Una delle numerose postazioni di guardia medica che è stata chiusa

Il portavoce Ragnedda: «Se siamo così in crisi ora, figuriamoci in agosto»

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OLBIA. Niente guardie mediche turistiche, pronto soccorso preso d'assalto anche per una sbucciatura o una puntura di vespa, pazienti infuriati per le attese infinite. E medici e infermieri esausti. Scene dell'estate 2021 che in Gallura non hanno alcuna voglia di rivivere ma che sono dietro l'angolo, tuona Roberto Ragnedda, presidente della conferenza sociosanitaria dei sindaci della Gallura, oltre che sindaco di Arzachena. «La situazione della sanità desta a dir poco perplessità e paura - afferma - Segnalazioni e contestazioni per i disservizi arrivano tutti i giorni dai tre ospedali, in particolare da quello di Olbia. Venerdì, ad esempio, ci è stato segnalato di persone che erano arrivate al pronto soccorso alle 7 del mattino e alle 17 non erano state ancora messe in sicurezza, con quattro-cinque ambulanze in fila in attesa che i pazienti venissero presi in carico. È una situazione drammatica: per i cittadini, per i medici e per tutto il personale. E questo mentre ci avviciniamo alla nuova stagione turistica».

Ragnedda, stavolta, non usa il bilancino per misurare parole e toni. Segno che la situazione è grave e che il rischio di irritare assessori o manager a questo punto è il male minore. Pesa l'esperienza di un anno fa. Il giro promozionale fatto nei giorni scorsi dall'assessore regionale Mario Nieddu e ristretto agli ospedali della Maddalena e Tempio, dove ha illustrato gli interventi previsti con il Pnrr, non ha evidentemente rassicurato la maggioranza dei sindaci del territorio. Tanto più, appunto, che le segnalazioni di disservizi si inseguono e che, con la Pasqua alle spalle, avanza a grandi passi la stagione turistica 2022. Quella del vero rilancio, forse, dopo il biennio segnato dal Covid, ma che al momento non offre certezze su un servizio essenziale: la sanità. «Se c'è questa situazione ad aprile, che cosa accadrà ad agosto quando in questo territorio avremo centinaia di migliaia di ospiti? - chiede Ragnedda - Tutto ci dice che sarà un'estate positiva, con numeri in crescita. Offriamo ai turisti il paradiso ma paradossalmente il paradiso non offre un servizio fondamentale. Non può ripetersi quanto abbiamo vissuto l'anno scorso. Non abbiamo ancora certezze sulle guardie turistiche e abbiamo un pronto soccorso sguarnito rispetto alle esigenze. Per le prime è stato fatto un bando e l'Asl ha chiesto ai comuni collaborazione per accogliere i medici che verrebbero in Gallura. Noi, come sempre, siamo disponibili, non ci sottrarremo neanche questa volta. Ma l'Asl faccia il suo: al momento non ci sono certezze che ci rassicurino. Vale anche per la dialisi estiva, altro servizio essenziale che già l'anno scorso fu attivato tardissimo. Quanto al pronto soccorso di Olbia, dico che venerdì c'erano due medici al lavoro a fronte di decine di pazienti. Medici e personale sono allo stremo, non ce la fanno fisicamente, non possiamo chiedere il loro sangue. La carenza degli organici del Giovanni Paolo II è patologica. Come è critica la situazione degli altri due ospedali. Tempio, che serve tutta l'Alta Gallura, ogni giorno subisce la minaccia di chiusura di un reparto o di un altro».

Ma critica, prosegue Ragnedda, è anche la situazione della medicina territoriale con comuni che non riescono ad avere con certezza il medico di base o il servizio pediatrico. Il presidente della conferenza sociosanitaria della Gallura chiede interventi immediati. «Ci aspettavamo altro - dice Ragnedda, senza nascondere la delusione - non ci si può più nascondere dietro la scusa della pandemia o della mancanza di medici e specialisti. Basta con i proclami, basta con gli annunci di una riforma sanitaria che al momento ha portato solo belle parole e niente altro. Quello che sappiamo è che siamo fermi al palo. E non vengano a fare questioni sul Mater. Grazie al cielo ce l'abbiamo, è un ospedale convenzionato, di fatto un ospedale pubblico che garantisce ai cittadini servizi che la sanità pubblica non offre. La politica, gli assessori, i manager sono al loro posto per trovare soluzioni. Le trovino».

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