Bruno Nespoli, la tragedia che spezzò il cuore di Olbia
di Paolo Ardovino
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Bruno Nespoli e la posa della lapide in una parete dello stadioDomenica 24 gennaio 1960: il portiere muore dopo un duro scontro di gioco. Poco più ventenne, era arrivato in Gallura dalla Toscana pochi mesi prima
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OLBIA. Aveva attraversato il mare per trovare l'avventura con i timori mischiati all’entusiasmo. Bruno Nespoli era poco più che ventenne quando salpò dalla Toscana per scoprire la Sardegna sui campi di calcio. Lui, portiere talentuoso, a Olbia trovò dopo pochi mesi la morte. L'episodio è di quelli di cui si ricordano anche i dettagli: erano le 15.35 del 24 gennaio 1960, domenica. Mancavano dieci minuti all’intervallo di Olbia-Carrarese quando, dopo un duro contrasto, il portiere rimase senza coscienza. Il giorno dopo rimase senza vita. Quello che era solo lo stadio comunale, da allora e ancora oggi è lo stadio Bruno Nespoli.
Il fatto. Quattordicesimo turno del girone D di serie D. Contro la Carrarese, nella formazione in porta c'è Nespoli, classe 1937 e originario di Sansepolcro, vicino Arezzo. Tutto dura in pochi istanti, è il 35’ quando gli ospiti si portano in avanti e l’attaccante Schamos non riesce ad arrestare la corsa e si scontra con il portiere dell’Olbia intanto uscito dai pali nel tentativo di evitare il gol. Un impatto forte. Frattura del cranio. Nespoli viene trasportato subito all’ospedale, ma si continua a giocare. I bianchi vincono 1-0, rete di Bellucci nel secondo tempo. 14 presenze, contando quell’ultima infausta, e 17 reti subite: i numeri dell’estremo difensore con la maglia dei galluresi, morto a 22 anni compiuti da un mese.
Il ricordo. L’Olbia sportiva e in generale la città tutta rimase sconvolta dall’accaduto. Esista una vecchia foto che ritrae la folla qualche giorno dopo il 25 gennaio – Nespoli scomparve dodici ore dopo lo scontro in campo – che accompagna il feretro verso l’Isola Bianca dopo il rito funebre e poi fare ritorno in Toscana. Nel giugno 1960, invece, venne affissa una lapide commemorativa su una parete dello stadio, con un epitaffio diventato celebre: “Sullo stadio di Olbia che ti vide trionfare non passò il pallone attanagliato dalle tue mani, passò invece sorella morte e il fremito funereo trasvolò subito fino alla tua Sansepolcro”.
La storia dell’arrivo. Alcune notizie durante la sua permanenza olbiese si sanno per certe. La leva militare nella Brigata Sassari, la frequentazione delle casermette di via Mameli. Ma oggi arriva una nuova rivelazione che spiega il suo arrivo nell’isola. Lo svela Pinuccio Deiana, presidente storico del Tavolara, l'altra squadra locale. Per guai societari l’Olbia rischiava la non iscrizione, «fummo convocati in Comune tutti noi principali esponenti dello sport in città – spiega il diretto interessato –. Mi incaricai per salvarla». Si dice che dal club, in cerca di giocatori, vennero a sapere del forte portiere di stanza al comando di Olbia e lo misero sotto contratto. Pinuccio Deiana inverte la storia: «Venne segnalato quando era recluta dalle sue parti, in Toscana. Per farlo venire a giocare, io e il segretario Dario Fiorentino andammo a chiedere di trasferirlo a Sassari». «In verità lo volevano sia alla Torres che al Tempio, ma lui scelse Olbia – scrive il giornalista Tore Zappadu, memoria storiografica olbiese – forse anche attratto da due occhi grandi come mandorle di una bella morettina terranovese ignota alle cronache e alle chiacchiere cittadine». Fatto sta che appena sbarcato «andai a trovarlo nella stanza di punizione – svela Pinuccio Deiana –. Era arrivato alle mani litigando con un’altra recluta. Convinsi il maresciallo a essere clemente e fargli scontare la punizione alla fine del servizio di leva, quindi per noi a fine campionato». Ma Nespoli non tornò più nemmeno in quella cella, perché il suo campionato finì prematuramente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il fatto. Quattordicesimo turno del girone D di serie D. Contro la Carrarese, nella formazione in porta c'è Nespoli, classe 1937 e originario di Sansepolcro, vicino Arezzo. Tutto dura in pochi istanti, è il 35’ quando gli ospiti si portano in avanti e l’attaccante Schamos non riesce ad arrestare la corsa e si scontra con il portiere dell’Olbia intanto uscito dai pali nel tentativo di evitare il gol. Un impatto forte. Frattura del cranio. Nespoli viene trasportato subito all’ospedale, ma si continua a giocare. I bianchi vincono 1-0, rete di Bellucci nel secondo tempo. 14 presenze, contando quell’ultima infausta, e 17 reti subite: i numeri dell’estremo difensore con la maglia dei galluresi, morto a 22 anni compiuti da un mese.
Il ricordo. L’Olbia sportiva e in generale la città tutta rimase sconvolta dall’accaduto. Esista una vecchia foto che ritrae la folla qualche giorno dopo il 25 gennaio – Nespoli scomparve dodici ore dopo lo scontro in campo – che accompagna il feretro verso l’Isola Bianca dopo il rito funebre e poi fare ritorno in Toscana. Nel giugno 1960, invece, venne affissa una lapide commemorativa su una parete dello stadio, con un epitaffio diventato celebre: “Sullo stadio di Olbia che ti vide trionfare non passò il pallone attanagliato dalle tue mani, passò invece sorella morte e il fremito funereo trasvolò subito fino alla tua Sansepolcro”.
La storia dell’arrivo. Alcune notizie durante la sua permanenza olbiese si sanno per certe. La leva militare nella Brigata Sassari, la frequentazione delle casermette di via Mameli. Ma oggi arriva una nuova rivelazione che spiega il suo arrivo nell’isola. Lo svela Pinuccio Deiana, presidente storico del Tavolara, l'altra squadra locale. Per guai societari l’Olbia rischiava la non iscrizione, «fummo convocati in Comune tutti noi principali esponenti dello sport in città – spiega il diretto interessato –. Mi incaricai per salvarla». Si dice che dal club, in cerca di giocatori, vennero a sapere del forte portiere di stanza al comando di Olbia e lo misero sotto contratto. Pinuccio Deiana inverte la storia: «Venne segnalato quando era recluta dalle sue parti, in Toscana. Per farlo venire a giocare, io e il segretario Dario Fiorentino andammo a chiedere di trasferirlo a Sassari». «In verità lo volevano sia alla Torres che al Tempio, ma lui scelse Olbia – scrive il giornalista Tore Zappadu, memoria storiografica olbiese – forse anche attratto da due occhi grandi come mandorle di una bella morettina terranovese ignota alle cronache e alle chiacchiere cittadine». Fatto sta che appena sbarcato «andai a trovarlo nella stanza di punizione – svela Pinuccio Deiana –. Era arrivato alle mani litigando con un’altra recluta. Convinsi il maresciallo a essere clemente e fargli scontare la punizione alla fine del servizio di leva, quindi per noi a fine campionato». Ma Nespoli non tornò più nemmeno in quella cella, perché il suo campionato finì prematuramente.
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