La Nuova Sardegna

Olbia

Sa Corroncedda, al via la prima bonifica

di Serena Lullia
Sa Corroncedda, al via la prima bonifica

Olbia, iniziati i lavori da 450mila euro per rimuovere una parte dei rifiuti. Il piano di risanamento dell’intera area vale 9 milioni

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OLBIA. I primi camion imbottiti di rifiuti hanno preso la strada degli impianti di smaltimento. L’impresa sassarese Verde Vita ha cominciato i lavori di rimozione dell’immondizia accumulata a Sa Corroncedda, nell’ex campo rom. Si tratta del primo lotto di una maxi operazione di bonifica destinata a cancellare il degrado alla periferia della città. La ditta specializzata si è aggiudicata la gara di appalto del Comune, finanziata dalla Regione, per 451mila euro. Ad aprile la firma del contratto e poi l’avvio del cantiere.

I lavori. L’intervento prevede la demolizione delle casette in cui vivevano le famiglie nomadi, il trasporto e lo smaltimento del materiale di risulta, la raccolta di ogni genere di rifiuto nello spazio un tempo abitati. In più il conferimento differenziato. Il primo lotto della bonifica dovrà essere completato in 90 giorni. Poi il Comune dovrà raggranellare altre risorse per procedere nella maxi pulizia della zona.

Piano da 9 milioni. Nel mese di dicembre del 2020 la giunta comunale aveva approvato un progetto di fattibilità tecnica ed economica che stimava in oltre 9 milioni di euro la cifra necessaria per cancellare il degrado a Sa Corroncedda. Approvato anche un progetto per trasformare l’area oggi sommersa di rifiuti di ogni tipo in un parco. «Sono molto soddisfatto di come procedono i lavori – commenta il sindaco Settimo Nizzi –. Avevamo promesso alla città di occuparci di cancellare il degrado di quella zona e stiamo mantenendo l’impegno preso».

L’esposto. Il problema di Sa Corroncedda scoppia nel 2019 quando il Comitato Ambiente Salute e Legalità presenta un esposto alla Procura di Tempio. Olbia scopre così di avere una bomba ecologica a due passi dal cuore della città. I sopralluoghi nell’area un tempo abitata dalle famiglie rom confermano la gravità di quanto scritto nella segnalazione alla magistratura. La strada di accesso al campo rom è una muraglia di rifiuti di ogni tipo, alta alcuni metri. Una volta dentro è come stare all’interno di una discarica. Nonostante l’accertata insalubrità dell’area continuano ad abitare diverse famiglie nomadi. Sono le prime a chiedere di essere aiutate per lasciare quei luoghi pericolosi. Il Comune mette in moto le procedure per chiudere il campo, come anche richiesto dall’Unione europea. Molte famiglie abbandonano il campo, acquistano dei terreni e ci vanno a vivere con le roulotte. Lo scorso anno erano stati individuati dieci campi nomadi abusivi ma comunque tollerati. Solo una piccola parte sceglie di seguire il percorso di inclusione. La strada di accesso viene sbarrata e viene garantito un servizio di guardiania 24 ore su 24 dai costi pesanti per le casse comunali.

I fondi regionali. Lo sblocco delle prime bonifiche arriva nel 2021 con l’arrivo di mezzo milione di euro della Regione. Soldi che bastano solo per il primo lotto del piano per risanare la zona. Poi la gara di appalto, l’assegnazione e l’inizio dei primi lavori pulizia



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