Culuccia isola delle meraviglie: qui nasce il vermentino dall’uva che riposa in mare
ll progetto curato dall’enologo di Luras Andrea Pala per l’azienda agricola Biru si riallaccia all’antica tecnica dei greci di Chios
SANTA TERESA GALLURA. Angelo Sanna, per tutti ziu Agnuleddu, aveva un sogno: brindare un giorno al vino prodotto nella sua Culuccia, l’isola delle meraviglie davanti a Santa Teresa Gallura. Oggi alzerebbe volentieri un calice di Donna Ma’, il nuovo vermentino prodotto dall’azienda agricola Biru di Stella e Marco Boglione, che dal 2017 sono i proprietari dell’isola. Non un vino qualunque, ma un vermentino prodotto da uve che prima della vinificazione riposano per un breve periodo in mare, così come nell’antichità facevano i greci nell’isola di Chios. Un piccolo miracolo nato e cresciuto tra le sapienti mani dell’enologo Andrea Pala, di Luras.
Culuccia è stata fino al 1996 di proprietà della famiglia Sanna, una famiglia di possidenti conosciuta in tutta la Gallura. Dal 1923 al 1996 l’unico abitante dell’isola è stato proprio lui: Angelo Sanna, conosciuto da tutti come Ziu Agnuleddu, ex ufficiale postale a Santa Teresa. Sull’isola aveva vissuto da eremita, senza luce e acqua corrente, in beata solitudine, rotta solo dagli animali che allevava con amore. I capretti di Culuccia erano considerati i migliori della Gallura poiché il pascolo salino dell’isola rendeva le loro carni particolarmente saporite.
Negli anni Cinquanta ziu Agnuleddu piantò la sua vigna a Puntata con vitigni autoctoni: vermentino, pascale e il “nieddu addosu”. Negli anni Sessanta l’isola di Culuccia attirò l’attenzione di molti investitori interessati ad acquistarla per sviluppare un progetto turistico di supporto alla Costa Smeralda, ma ziu Agnuleddu rifiutò, a prescindere dalla loro importanza, tutte le proposte. Alla sua morte all’età di 94 anni, la proprietà di Culuccia passò all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.
Il 17 aprile 2017 l’imprenditore Marco Boglione è diventato l’unico proprietario dell’isola di Culuccia. La storia a questo punto diventa attualità. Ziu Agnuleddu non c’è più, il “suo” vino sì. Il progetto realizzato nell’isola dall’enologo Andrea Pala ha una forte valenza storica e scientifica: ricerca, sperimentazione e innovazione sull’esempio di quello che già facevano gli antichi greci. Così è nato in Sardegna il vermentino fatto con l’uva che ha riposato in mare. A quasi un anno dalla vendemmia dello scorso anno, il vermentino di Culuccia è pronto, si chiama Donna Ma’ ed è un Igt Isola dei nuraghi prodotto in un numero limitato di bottiglie (poco più di 500), fuori dal disciplinare del vermentino di Gallura Docg. «Le sue uve – dice Pala – hanno riposato in mare per un breve periodo per poi essere ripescate per iniziare un processo di vinificazione classico».
Ziu Agnuleddu sarebbe felice di questo progetto, nato senza scopo di lucro e destinato più alla ricerca e alla conferma scientifica. Un vino speciale, dunque, che nasce in un contesto unico, su un’isola totalmente green diventata modello di eco sostenibilità a livello mondiale. Uno di quei rari luoghi dove i divieti posti a protezione del territorio sono diventati una straordinaria opportunità. Grande merito ha la Biru agricola srl, start up agroalimentare creata dai proprietari dell’isola, Stella e Marco Boglione, lui imprenditore 66enne torinese e presidente del gruppo BasicNet, titolare dei notissimi marchi d'abbigliamento per sport e tempo libero Superga, K-Way, Sebago e Robe di Kappa. Un imprenditore sicuramente illuminato che sta realizzando in chiave moderna il sogno di ziu Agnuleddu.
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