La Nuova Sardegna

Olbia

Sanità

Olbia, inferno al Pronto soccorso

Olbia, inferno al Pronto soccorso

Si rischia il collasso. Pazienti ammassati come sardine nel corridoi Chiusura forzata per l’Obi: adesso è un reparto Covid improvvisato

2 MINUTI DI LETTURA





Olbia Pazienti ammassati come sardine. Nei corridoi, negli angoli più nascosti, in alcune stanzette attrezzate alla meglio. I medici e gli infermieri, quei pochi che ci sono, corrono da una parte all’altra. Mentre le ambulanze arrivano con i codici rossi.

Il pronto soccorso del Giovanni Paolo II sembra vicino all’esplosione. Su ogni barella, sui letti e su sedie raccattate qua e là, c’è qualcuno che sta male. E il personale deve fare i miracoli per assistere tutti: sempre più difficile gestire lo stress e la pressione, con i medici che arrivano a fare anche cinque notti in una settimana.

Ieri alle 13 (uno dei momenti più “felici” di questi tempi) i pazienti sparsi all’interno del pronto soccorso erano 34, ma nei giorni precedenti ce ne sono stati anche 70 contemporaneamente. Fuori, nel gazebo allestito per l’accettazione dove c’è un caldo pazzesco, altre 20 persone attendevano il loro turno. E un’unica infermiera doveva occuparsi di tutto.

A rendere la situazione ancora più critica la chiusura forzata dell’Obi: l’ala dell’Osservazione breve intensiva è stata trasformata in una sorta di reparto Covid improvvisato. Ora ci sono sette pazienti colpiti dal virus, tre dei quali molto gravi. «Lunedì scorso ce n’erano addirittura dieci - interviene Giuseppe Meloni, consigliere regionale del Pd - e c’è il rischio che tutto il pronto soccorso possa essere contagiato. Con conseguenze gravissime. Presenterò un’interrogazione, l’ennesima, proprio per chiedere come mai i pazienti Covid “bloccati” al Giovanni Paolo II non siano stati ancora accolti nei centri individuati in Sardegna. So che è stato richiesto il trasferimento, ma non è arrivato il via libera. Per quale motivo? Ci sono forse pochi posti letto? Lo dicano. E si intervenga subito perché i casi positivi continuano ad aumentare e la situazione rischia di diventare ingestibile».

«Ci sono momenti - dice Vito Langiu, segretario della Fsi Usae della Gallura - in cui un solo infermiere deve accettare e gestire più di cinquanta persone. Nessuno qui ha un attimo di tregua e si vive un vero inferno. Ma non si può andare avanti così. Già ora si registrano anche 180 accessi al giorno. Cosa accadrà nelle prossime settimane?».

Secondo Giuseppe Meloni, in momento di emergenza assoluta, «il pronto soccorso va assolutamente alleggerito per non rischiare la totale paralisi. La nostra proposta è che il personale delle Usca, che deve ovviamente essere retribuito in maniera adeguata, venga utilizzato sia per il Covid che per far funzionare le guardie turistiche. Come accade sia in Veneto che in Trentino con buoni risultati».

Da parte del manager della Asl di Olbia Marcello Acciaro arriva solo «un infinito ringraziamento a chi in questi giorni di grande difficoltà sta dando tutto sé stesso».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative