La Nuova Sardegna

Olbia

La denuncia

Olbia, il turismo conta numeri boom ma cresce anche lo sfruttamento

Antonello Sechi
Olbia, il turismo conta numeri boom ma cresce anche lo sfruttamento

Le presenze superano quelle pre-pandemia però tra le imprese c’è chi piega le regole facendo lavorare i dipendenti 7 giorni su 7con metà paga, in concorrenza sleale con gli operatori corretti

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Olbia L’estate boom, insieme alle folle nelle spiagge galluresi, restituisce ai lavoratori del settore i contratti “lunghi” cancellati dalle stagioni del Covid: di tre mesi, anziché di 20-30 giorni come negli anni scorsi. Ma si può gioire fino a un certo punto: per molti lavoratori i contratti regolari sono una chimera. Al punto che Danilo Deiana, segretario generale della Filcams-Cgil Gallura, rimette sul tavolo la proposta che da qualche anno il sindacato fa a tutti i protagonisti del settore, a cominciare dalle imprese e da chi le rappresenta: un bollino da mettere all’ingresso delle strutture turistiche che permetta di individuare subito le aziende corrette, salvaguardandole peraltro dalla concorrenza sleale di chi taglia i costi e aumenta i profitti sfruttando i lavoratori.

«È vero, i numeri di questa estate – attacca Deiana – sono superiori a quelli del 2019, l’ultima stagione prima della pandemia. Basta rifarsi ai dati dell’aeroporto di Olbia: un milione e 781mila passeggeri tra giugno e agosto, ovvero il 9% in più rispetto al 2019; 2,3 milioni da inizio anno, ovvero il 4% in più. Sono mancati i russi, ma non è stato un problema. E tutto di ci dice che saranno molto positivi anche settembre e ottobre. Rispetto agli ultimi anni, c’è anche una marcata stabilizzazione del lavoro: le aziende turistiche hanno fatto contratti più lunghi, a tre mesi. Hanno blindato i lavoratori per non correre il rischio di trovarsi senza personale qualificato». Un quadro confortante ma parziale. Si riferisce alle aziende principali, le più qualificate, mentre nel mare magnum delle strutture turistiche del nord-est sardo l’illegalità è diffusa. «C’è molto lavoro povero e sfruttamento – chiarisce Deiana – si fanno contratti con un orario minimo, poi si fa lavorare il personale per 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, obbligandolo a fare di tutto senza rispetto della professionalità e della qualità del servizio offerto ai clienti. Ci scontriamo con contratti pirata, con retribuzioni e tutele inferiori a quelle del contratto di settore. Quest’anno, a questo proposito, si è aggiunta l’intermediazione della manodopera, ad esempio per le cameriere ai piani. C’è chi ha affidato il servizio a società terze che non applicano ai lavoratori il contratto del turismo ma quello delle imprese di pulizia artigiane. Nella retribuzione c’è un abisso: anziché di 10 euro le paghe orarie sono di 5-6 euro lordi. Oltre a sfruttare i lavoratori, le prime vittime di questo sistema, è evidente che chi agisce in questo modo fa concorrenza sleale alle aziende in regola. Con l’attuale funzionamento della Naspi, peraltro, il lavoratore subisce conseguenze negative a cascata. Se ha percepito 900 euro al mese, lavorando per tre mesi alle condizioni di cui abbiamo parlato, al massimo avrà un mese e mezzo di indennità di disoccupazione: 675 euro il primo mese, la metà nel secondo. Chi si chiede perché in qualche caso non si trovano lavoratori può capire perché: chi può cerca occupazione in altri settori. Come Cgil, da anni proponiamo un bollino di qualità che permetta anche al cliente di comprendere subito che ha a che fare con un’azienda seria che rispetta i lavoratori e lo stesso cliente. Finora, però, non abbiamo avuto risposte. Noi continueremo a sollecitare i rappresentanti di categoria delle aziende, l’ispettorato del lavoro e le istituzioni».

Istituzioni che, conclude Danilo Deiana, dovrebbero decidersi a programmare: se ritengono il turismo un settore strategico per la Sardegna, devono agire di conseguenza.

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