Fibra ottica, a Olbia il far west nelle strade della città
Trincee per la posa dei tubi, borchie e cavi: è tutto doppio. La guerra miliardaria tra Tim e Open Fiber scassa le case
Olbia Il far west della fibra ottica è alle spalle del luccicante lungomare appena completato. È nel vecchio quartiere della Croce, tra le stradine su cui si affacciano le casette olbiesi anni ’50, ai margini del centro storico. Ed è anche nell’adiacente via Roma, la principale strada di ingresso alla città, che punta dritta al cuore dell’abitato per chi arriva da sud e da ovest. Strette trincee sull’asfalto già ricoperte con il cemento si inseguono correndo parallele verso pozzetti e soprattutto verso le facciate delle abitazioni. Dai marciapiedi spuntano grossi tubi corrugati che contengono tubi più sottili, rossi e azzurri, che a loro volta contengono grossi fili neri volanti che si arrampicano disordinatamente verso scatole grigie affiancate a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra, a circa tre metri di altezza. «Le chiamano borchie – spiega un residente –, una è di Tim e l’altra di Open Fiber. Così i tubi che spuntano dai marciapiedi: quelli rossi sono di Tim, quelli azzurri di Open Fiber. Ci chiediamo: se dovesse arrivare un altro concorrente spaccherà a sua volta strade e marciapiedi? Metterà la sua borchia e i suoi fili sulle nostre facciate? E quando dalle borchie partiranno i cavi verso i singoli appartamenti, avremo strade e ed edifici come nelle favelas del terzo mondo?». Già, con i fili che in molti casi si aggiungono a cavi elettrici e telefonici, il senso di degrado e precarietà è fortissimo. Lo respira chi dal lungomare si avventura nelle strade del quartiere della Croce, ma anche in via Roma e in via Regina Elena e presto, si può supporre, nello stesso corso Umberto, la via dell’accoglienza turistica e dello struscio, e nel resto della città. Fa strano dirlo, ma Olbia sta subendo inerme e almeno finora inconsapevole gli assurdi effetti della colossale guerra finanziaria in corso in Italia per il controllo mercato della fibra ottica.
Tim vs Open Fiber È uno scontro che coinvolge società, banche, finanzieri e lo stesso governo del Paese. Con nomi come quelli di Vivendi, Cassa Depositi e Prestiti e cifre sbalorditive, nell’ordine delle decine di miliardi di euro. Da tempo si parla di rete unica e di fusioni ma i mesi passano inutilmente e chi ne paga le conseguenze sono i cittadini. «Una guerra incredibile – spiega uno dei residenti del centro storico, tra i primi a misurarne gli effetti sulla propria strada e sul suo palazzo – La rete della fibra ottica è un’infrastruttura come la rete elettrica o quella del gas. Il cavo o il tubo sono o dovrebbero essere gli stessi per tutti gli operatori che li “affittano” e si fanno concorrenza sui prezzi e sui servizi. Che cosa accadrebbe, ad esempio, se ogni gestore elettrico facesse la sua infrastruttura? Assurdo, ma è quello che accade ora con la fibra».
Il far west Di fatto, come nel far west, ognuno cerca di piantare il suo paletto sul terreno da conquistare. In questo caso da conquistare ci sono i futuri clienti della fibra ottica, che peraltro vengono tempestati dagli squilli continui del marketing telefonico. In ogni caso, Open Fiber e Tim si “marcano” stretto. Se un o fa una via, l’altro lo segue. Così nelle strade e nelle facciate delle case olbiesi le trincee di una società si affiancano a quelle dell’altra e così anche pozzetti, tubi, cavi e borchie. Con un effetto di degrado evidente. E con «azioni al limite del piratesco – aggiunge un altro residente – Sono arrivati qui ad agosto, quando eravamo in ferie. Sono entrati nella proprietà privata, nel cortile del complesso edilizio e addirittura nell’androne del palazzo e hanno bucato i muri per piazzare cavi e borchie senza chiedere permessi». Segnali di vernice azzurra e rossa sull’asfalto indicano le prossime strade in cui avverrà l’inseguimento delle due società. «C’è da chiedersi che cosa succederà nelle vie storiche con i lastroni di granito – conclude uno dei residenti – E ci chiediamo se sia ammissibile che lo Stato si indebiti con bonus facciate eccetera e poi permetta questa situazione. E c’è da chiedersi anche perché lo permetta il Comune. Il lungomare è bellissimo, pochi metri alle spalle c’è questo disastro».
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