Tempio, città sempre più Faber: ritratti fuori dai locali e testi appesi sulle vie
Tante storie di De Andrè che si svelano al visitatore curioso
Tempio Rendere palpabile e visibile qualcosa che aleggia e che si dovrebbe respirare nell’aria. Come una musica che si fa corpo o una canzone che lascia sospese sopra le teste le sue parole. Parole che raccontano amori perduti, redenzioni difficili, eppure possibili, storie di amicizia e "disamistade", a volte “sbagliate”, se il finale che avremmo voluto scoprire non è quello che invece la realtà amaramente ci riserva.
Tempio è sempre di più la città di Fabrizio De André. L’associazione tra la città gallurese e il nome dell’artista genovese che ne fece per tanti anni il suo luogo di elezione va facendosi sempre più stretta e ricca di contenuti. Tanti sono, ad esempio, i turisti che, visitando le vie del centro storico, vengono piacevolmente sorpresi dalle scritte che possono leggere sopra le loro teste. Sono le parole di Faber, tratte da alcune delle sue canzoni più note, ordinatamente sparpagliate per le vie del centro come piccoli indizi da tessere e ricucire in una storia più grande. Una sorta di sfida per il visitatore curioso che ama la soluzione di enigmi e indovinelli. Grazie agli operatori di Tempiolaser le scritte sono presenti in diverse vie che attorniano le chiese del centro. Dal “Pescatore” a “Monti di Mola”, riconoscere la paternità di Faber è abbastanza facile e anche divertente. Niente di strano, perciò, se l'assessora al Turismo, Elisabeth Vargiu, ha individuato nel Faber Festival, uno degli eventi estivi che potrebbero far da traino per un'intera programmazione stagionale.
Non è tutto qui, però. A ricordare che Tempio è stata la città di De Andrè, oltre a piazze e rassegne musicali, contribuiscono anche i locali pubblici che espongono foto, ritratti dell’artista scomparso, e qualche volta anche esemplari delle chitarre che, mosso dalla consueta generosità, regalava. Locali che anche nel nome hanno impresso le tracce profonde di un’ammirazione che, in qualche caso, è quasi devozione. Tra i locali in cui è impresso il nome di De André c’è, ad esempio, la Vineria dell’Amore perduto del pluripremiato pizzaiolo Massimo Bosco e della sua socia, Claudia Manconi. Nella pizzeria s’infornano delizie come la pizza Faber e la Bocca di Rosa, mentre nella vineria si completa l’opera con una collezione di vini da tavola che non sarebbe dispiaciuta al De André buongustaio, che si sa essere stato anche un appassionato di cucina. Oltre che un osservatore acuto delle passioni umane, fatte di amori che vengono e, come d’incanto, svaniscono. Perduti, ma pur sempre degni di essere ricordati, come fa da un po’ di tempo il Museo degli Amori perduti di Aggius, dove possono trovare asilo le storie di amanti che avrebbero desiderato un epilogo diverso.
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