Benzina e gasolio a prezzi folli, a Olbia il record degli aumenti
L’Osservatorio ministeriale vede la città gallurese in testa alla classifica
Olbia Se il caro carburante agita il sonno degli automobilisti italiani, quelli olbiesi non se la passano meglio. Secondo la mappa del caro-benzina elaborata dal Codacons, infatti, in base ai dati dell'Osservaprezzi carburanti del ministero delle Imprese, sarebbe proprio Olbia a primeggiare nella poco gradita classifica dei maggiori aumenti del prezzo del carburante: con 2,207 euro per la benzina e 2,277 per il gasolio. Il capoluogo gallurese supera pure le punte più alte che tradizionalmente in Sardegna si registravano alla Maddalena. E per chi, come i benzinai, ha un aggio lordo di pochi centesimi, sia che benzina e gasolio costino un euro sia che ne costino due, significa incassare di più, ma guadagnare meno. Il caso Olbia, dunque, come quello omologo di La Maddalena, sarebbe da ricondurre alla distanza che le separa dai centri di approvvigionamento del carburante.
Distanza dai depositi Il caro benzina, quindi, inciderebbe pure sul trasporto del carburante fino alle stazioni di servizio. «Il prezzo medio più alto di Olbia è generato, intanto, dalla distanza eccessiva dai luoghi di raffinazione e deposito – spiega Italo Fara, ex presidente della Confcommercio Gallura e titolare di un distributore di carburante in via Vittorio Veneto – Noi acquistiamo a Oristano, a Porto Torres e a Sarroch nella peggiore delle ipotesi. Al di là di questo, il prezzo che si vuole imporre e dimostrare, essendo medio, è introvabile, ma nasce dalla somma algebrica di prezzi e differenziali diversi. Ci sono luoghi in Sardegna, tipo Macomer, dove costa pochissimo. Olbia è il posto dove costa di più? Il perché lo si deve chiedere al mercato, non alle stazioni di servizio».
Emergenza carburante. Per i sardi il 2023 è iniziato all'insegna di una nuova emergenza carburante. In molti listini esposti nei distributori dell'Isola il prezzo di un litro di diesel ha sfondato nuovamente quota due euro, confermandosi più costoso della "Super" dopo il clamoroso sorpasso registrato la scorsa estate. Il ripristino delle accise dal primo gennaio ha dato una prima spinta ai prezzi, ma il resto lo hanno fatto i recenti rincari imposti dalle compagnie petrolifere. Intanto i gestori hanno annunciato la decisione che era nell'aria da mercoledì: sciopero per il 25 e 26 gennaio, con presidio sotto Montecitorio. L'obiettivo è «porre fine a questa ondata di fango contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità», spiegano unitariamente Faib-Confesercenti, Fegica, Figisc-Confcommercio, che accusano il Governo di aumentare il prezzo dei carburanti, scaricando «la responsabilità sui gestori».
Troppe imposte «La benzina è una materia prima che è stata sempre particolarmente cara, perché eccessivamente gravata da imposte – spiega Italo Fara – Ma in questo caso è semplicemente terminato un provvedimento che il governo attuale non ha reiterato, ma ha ridotto prima di 12 centesimi e poi di 18, salvo poi tornare ai livelli normali delle accise». Resta poi ancora in alto mare l’applicazione pratica dell’ultimo Decreto con le “Norme sulla trasparenza dei prezzi sui carburanti e sul rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del garante dei prezzi”. Il testo prevede che esercenti e gestori siano obbligati a esporre il prezzo medio nazionale dei carburanti accanto a quello di vendita, in ogni distributore di benzina. Il prezzo verrà calcolato giornalmente dal ministero dell'Ambiente e comunicato sul sito del dicastero. Quando la norma avrà reale applicazione.
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