Donazione numero 108 per Pupa: l’Avis di Olbia premia la donna dei record
La festa in occasione della Giornata internazionale del donatore
Olbia Di solito chi entra nell’autoemoteca la prima volta lo fa con un certo timore. Sul lettino c’è chi, per carità, ci mette tutta la buona volontà del mondo ma un po’ ha paura dell’ago o un po’ si prefigura mezz’ora di dolore. «Ma quando mai», sorride Maria Immacolata Mura – in città la conoscono tutti come “Pupa” – e viene da fidarsi perché ieri mattina ha raggiunto la donazione numero 108. Un record che pochi altri possono vantare e non solo sul territorio sardo. Per omaggiarla, infatti, la sezione olbiese dell’Avis le ha consegnato una pergamena celebrativa e alcuni doni proprio davanti al mezzo mobile usato per le donazioni. E lei ha tirato fuori un sorriso bellissimo, ha abbassato gli occhi per l’imbarazzo quando è partito l’applauso e poi si è seduta per raccontarsi.
«Ho cominciato a 16 anni, quella prima volta la ricordo bene – così Pupa Mura – perché lo feci per aiutare una nipote talassemica a cui serviva del sangue». Certo, spesso la spinta parte da una situazione in cui si è chiamati in causa, «però col tempo per me non è mai stato un impegno, la sento ormai come un’abitudine e un dovere». I primi tempi, ricorda, per donare si recava nei centri trasfusionali aperti nel nord dell’isola, da Tempio a Ozieri e Sassari. Poi ha potuto farlo anche a Olbia e oggi, cinquant’anni dopo, è ufficialmente diventata una «avisina» ad honorem. La piccola cerimonia è stata organizzata proprio in occasione della giornata internazionale del donatore – proclamata vent’anni fa dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Poco sotto la scaletta dell’autoemoteca posta nel piazzale del distributoreQ8, partner della campagna speciale organizzata in viale Vittorio Veneto, insieme al bar La Dolce vita e il supermercato Eurospar. Le viene consegnata una pergamena da parte dei vertici Avis, un portachiavi e una maglietta rossa marchiata con il logo dell’associazione di volontariato («questo è un regalo molto apprezzato, la metterò ogni volta che vengo»). Poi la donna olbiese si siede nel piccolo angolo allestito a cielo aperto (e il cielo è stato clemente) per l’accoglienza ai donatori. E si racconta, in realtà in poche parole: «Una volta iniziato, ho sempre donato ogni volta che ho potuto. No aspetta, ho saltato un periodo nel quale ho subito un’operazione». Lei stessa, prima che lo facciano i volontari, seduti vicini e che origliano la conversazione, spiega le regole: «dunque, le donne possono donare ogni sei mesi se ancora in età fertile, successivamente ogni tre – dice –. egoisticamente, è anche un’azione che fa bene a se stessi. Non è da sottovalutare, si ricevono le analisi gratuitamente».
Sorride Gavino Murrighile, presidente di Avis Olbia che a dire il vero ha il dente avvelenato «perché proprio in concomitanza con questa giornata, che triste coincidenza, succede che la direzione medica del centro trasfusionale dell’ospedale Giovanni Paolo II ha iniziato a impedirci di accedere». Il riferimento è a una lettera arrivata all’Avis dove si ricorda l’ingresso permesso alla struttura solo previa autorizzazione. «Un paradosso: noi portiamo 8 sacche di sangue su 10 e l’Asl ci lascia sulla porta». Ma poi i nuvoloni vanno allontanati: «oggi però festeggiamo una donna che è di esempio per tutti».
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