«L’aiuto del Mater all’ospedale pubblico? Ben venga ma dove c’è davvero bisogno»
Polemiche dopo l’accordo per alleggerire il pronto soccorso da casi di fratture ed emorragie cerebrali. Cudoni: «Per le fratture del femore Sassari e Olbia sono eccellenze»
Olbia «L’aiuto del Mater? Ben venga. Ma dove serve realmente». La polemica comincia a correre sui social dopo l’accordo tra il Giovanni Paolo II e il Mater Olbia per dare una mano al pronto soccorso. In che modo? “Trasferendo all’ospedale del Qatar i pazienti che hanno la frattura del femore e le emorragie cerebrali”, come ha rimarcato l’assessore regionale Carlo Doria.
«Ma le criticità sono altre. Perché anche ieri mattina, al pronto soccorso, c’era un solo medico a fronteggiare le emergenze. Non si stanno facendo gli sforzi necessari che erano stati annunciati e la situazione, gravissima, è così da mesi. Con l’aggravante di un’estate alle porte e di un numero di accessi in continuo aumento». Parole di Giuseppe Meloni, consigliere regionale del Partito democratico che, anche su Facebook, ha ribadito per l’ennesima volta «che servono disperatamente medici e chi governa la sanità annuncia la costruzione di nuovi ospedali, un progetto che peraltro è ancora un mero studio di fattibilità». Ma non è stato il solo a parlare di un accordo che probabilmente andava fatto «per aiutare quei reparti o servizi in grave e reale emergenza».
Una situazione nella quale, invece, non si troverebbe il reparto di Ortopedia del Giovanni Paolo II per quanto riguarda le fratture del femore visto che l’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) lo considera un’eccellenza piazzandolo, in Sardegna, solo dietro il Santissima Annunziata. Una classifica pubblicata sempre su Fb anche da Franco Cudoni, primario di Ortopedia all’ospedale civile di Sassari e presidente dell’Otodi in Sardegna. «Non si tratta certo di una lista di buoni e cattivi – precisa subito – Nonostante i problemi legati alla mancanza di personale e grazie alla collaborazione di tutti i reparti che vengono coinvolti (dal pronto soccorso alla radiologia, dall’anestesia alla cardiologia), l’Agenas - che stabilisce i parametri in base alle tempistiche con cui vengono trattate le fratture di collo femore - ha posizionato appunto gli ospedali di Sassari e Olbia al primo e secondo posto per l’alto numero di pazienti over 65 che vengono ricoverati e operati nell’arco di 48 ore. Un aspetto importantissimo, questo. Innanzitutto perché si salva la vita a un paziente anziano che, restando a lungo allettato, potrebbe avere diverse complicanze. E poi perché se si interviene rapidamente, il recupero è maggiore».
Scorrendo la tabella di Agenas (dati del 2021), si scopre quindi che il Santissima Annunziata ha eseguito entro le 48 ore 276 interventi per fratture al femore (è stato operato oltre il 73% dei pazienti over 65)e e il Giovanni Paolo II 176 (oltre il 68%). «Non è certamente il mio ruolo quello di pianificare – prosegue Franco Cudoni – Ma chi fa programmazione sanitaria dovrebbe basarsi sui numeri per andare a incidere dove ci sono gravi criticità e dove i livelli essenziali non vengono raggiunti. Siamo tutti d’accordo sull’integrazione costante tra le realtà sanitarie del territorio, ma per quanto riguarda le fratture del femore Sassari e Olbia non hanno bisogno di supporto. Un aiuto invece che servirebbe ad altri ospedali o reparti che sono in grave difficoltà». «Evidentemente l’assessore regionale Carlo Doria non conosce questi dati – ha aggiunto Rino Cudoni, consigliere ed ex presidente del consiglio comunale di Arzachena – altrimenti cercherebbe di risolvere ben altri e più gravi problemi della sanità gallurese».
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