A Golfo Aranci l’antica ricetta della zuppa di pesce
Grande successo della sagra che si svolge nei week end di giugno
Golfo Aranci La discussione è di quelle appassionate ma almeno su un punto sono tutti d’accordo: prima si mettono a cuocere i pesci più coriacei come il “prete”, lo scorfano e il cappone, poi quelli più teneri come la triglia. Guai a chi mette in pentola cozze, molluschi o crostacei. Giusto le seppie come base per insaporire il brodo. E pazienza per le spine, ci sono e basta. Passati e cacciucchi non pervenuti, perché così vuole la tradizione e non sono ammesse deroghe. Mai.
È l’indispensabile premessa per dire quanto successo sta ottenendo a Golfo Aranci la Sagra della zuppa di pesce. Un rito che si rinnova e che tutte le volte riaccende la passione mai sopita per la cucina tradizionale. Non è poco per il vecchio borgo di pescatori che pure strizzando l’occhio al turismo ha fatto una scelta di campo: mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo. Il successo della sagra è nei numeri: una ventina di ristoratori hanno aderito all’iniziativa del Centro commerciale naturale e del Comune di Golfo Aranci, così ogni week end di giugno sono almeno una trentina i piatti di zuppa serviti a tavola in ogni locale. «Un bilancio tanto lusinghiero – dice il vice sindaco Gianni Prontu – che si sta già pensando, a settembre, di proporre un altro piatto della cucina di mare golfarancina: il pesce in salsa piccante». «Vogliamo caratterizzarci – aggiunge il sindaco Mario Mulas – come il paese delle tradizioni legate al mare, consapevoli del fatto che si tratta sempre di un patrimonio di storia e cultura spendibile anche sul mercato turistico». «Il regolamento è semplice – spiega Miriam Leoni dell’associazione Centro commerciale naturale di Golfo Aranci – massima libertà ai cuochi, ma sempre nel rispetto della tradizione e senza stravolgere la ricetta originale. L’importante è il pescato locale, fresco, di stagione. Massima libertà significa anche una certa elasticità nel prezzo al consumatore. Calmierato sì, ma ben sapendo che non si può proporre una zuppa di pesce vera e di qualità a 18 euro». Ciro Musella del ristorante “da Ciro” è uno che in cucina sa il fatto suo. Ammette di portare sulle spalle un’eredità pesante: «Faccio la zuppa con la ricetta tradizionale dei pescatori così come hanno insegnato i maestri. Sì, perché la vera zuppa di pesce si preparava ancora sui pescherecci con il pescato appena tirato su con le reti. In pentola finivano i pesci invendibili perché, ad esempio, erano stati aggrediti e mezzo mangiati dai polpi oppure dai delfini». I “maestri di zuppa” hanno un nome e un cognome: Silverio Fasolino, Salvatore Fasolino, giusto per citare un paio di figure quasi leggendarie ai fornelli. Dalle loro mani ha preso forma e si è consolidata la tradizione che si tramanda da padre (o madre) a figlio, da pescatore a pescatore. Sono figure venerate a Golfo Aranci, modelli di riferimento per chiunque, in ristorante o in famiglia, voglia cimentarsi con un piatto ex povero e complesso come la zuppa di pesce. (m.b.)
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