Troppi bimbi senza pediatra, a Calangianus “zio Nando” non va in pensione
Ferdinando Savigni, in 40 anni, ha fatto crescere tanti galluresi
Tempio In quarant’anni di professione ha fatto crescere generazioni di piccoli galluresi. Per tutti, in modo particolare per i bambini che lo hanno avuto come pediatra, è zio Nando. E così può anche essere che affettuosamente lo chiami ancora qualche ex paziente, oggi diventato adulto. Parliamo del dottor Ferdinando Savigni, uno dei pochi pediatri a prestare servizio oggi nei Comuni dell’alta Gallura. Un professionista di cui è nota l’abnegazione al lavoro. Potrebbe andare in pensione, perché il lungo servizio maturato glielo consentirebbe. Malgrado ciò, ha deciso di posticipare il congedo dai suoi piccoli pazienti, consapevole del fatto che il suo pensionamento renderebbe ancora più critica la situazione.
Eppure, c’è chi crede che il pediatra calangianese (a Calangianus ha il suo ambulatorio e riceve pazienti provenienti da più centri) abbia smesso di lavorare da tempo. Lo si crede soprattutto a Tempio, dove sono in tanti a lamentarsi della mancanza di un pediatra a cui affidare i propri bambini.
Nell’ambito unico che comprende Tempio e i centri vicini della Gallura, sino a Badesi e Trinità d’Agultu, sarebbero 888 i bambini rimasti bruscamente senza assistenza. I pediatri che operano nel territorio sono due e a ognuno compete un massimale di 800 pazienti, che in deroga può essere eccezionalmente aumentato di un 10 per cento. Il dottor Savigni, pediatra ricercatissimo, può ancora accettare l’iscrizione di 250 bambini, ma pochi sanno della sua disponibilità.
Come può essere successo? Se la vicenda di cui è protagonista non avesse rischiato di prendere una piega molto grave, avrebbe potuto strappare anche qualche risata. Pare, infatti, che tante famiglie abbiano a torto pensato che il medico calangianese fosse andato in pensione o che, non rispondendo più al telefono, non volesse saperne più di prendersi cura di nuovi pazienti. Niente di più inesatto. Vero è che il pediatra non rispondeva al telefono, ma solo perché il numero che da parte dell’Ats era stato diffuso era sbagliato. E così tanti hanno più volte digitato un numero telefonico inesistente.
Oltre al recapito inesatto, il foglietto informativo conteneva un altro errore. Più che altro, un’omissione, visto che venivano indicati Luras e Calangianus, ma non Tempio.
Gli errori, soprattutto quando non vengono tempestivamente risolti, possono portare a conseguenze spiacevoli, e così, purtroppo, è stato. È accaduto, ad esempio, che un genitore abbia fatto quasi irruzione, dopo aver battuto violentemente i pugni contro la porta, nello studio del dottor Savigni, chiedendogli con rabbia perché non rispondesse alle chiamate telefoniche della moglie. Se quel giorno non ci sono state colluttazioni è sicuramente dipeso dalla presenza dei genitori di due pazienti in visita.
L’episodio ha spinto il pediatra a recarsi nella caserma dei carabinieri e a notificare quanto era accaduto al vice questore.
Del resto, quello che eroga è un pubblico servizio. Ad amareggiare il dottor Savigni è però il fatto che tanti anni di onorabilissima carriera possano venire messi in dubbio da fatti di cui non si è responsabili. «Dopo quarant’anni di lavoro – queste le sue sconsolate parole – mi sento messo in un mortaio e fatto a pezzi».
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