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«Una casa per le donne maltrattate a La Maddalena: accettate il dono mio e di Maria Pia»

«Una casa per le donne maltrattate a La Maddalena: accettate il dono mio e di Maria Pia»

Appello al Comune della madre dell’assessora scomparsa

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La Maddalena «Maria Pia ci teneva tanto, desiderava che la nostra abitazione diventasse un rifugio per le madri maltrattate e i loro bimbi. Nella sua attività di assessora ai servizi sociali ne aveva incontrate tante. Mi dispiace molto che l’amministrazione comunale abbia deciso di rifiutare il lascito testamentario». Anna Spanedda, 84 anni, parla nel salotto della bella abitazione di via Padule, tre piani, 300 metri quadri, con una vista spettacolare sul mare, di fronte c’è l’isola di Santo Stefano. È la mamma di Maria Pia Zonca, che sorride dalle foto che incorniciano il suo volto. La figlia non c’è più dal 2020, se n’è andata a 53 anni a causa di una malattia. Dipendente del ministero della Difesa, assessora ai servizi sociali nelle giunte Comiti e Montella, era stata la voce dell'isola anche all'interno del consiglio provinciale di Olbia-Tempio in cui era stata eletta con l'Italia dei valori nel 2012. La chiamavano “la guerriera” per l’impegno che metteva nelle sue battaglie, in particolare verso i più bisognosi. Che abbia deciso di donare la sua abitazione non stupisce. «C’era ancora mio marito Stefano – prosegue Anna Spanedda –. Papà, disse un giorno Maria Pia, ci siamo solo noi tre: a chi va la casa alla nostra morte? Perché non la destiniamo alle donne maltrattate e ai loro bambini? Facciamo in modo che vada al Comune. Mio marito fece il testamento con quelle indicazioni, alla sua morte facemmo altrettanto io e mia figlia. C’è anche l’indicazione per i libri, ne abbiamo tanti: metà alla biblioteca comunale della Maddalena, metà a Sassari dove Maria Pia ha studiato».

L’allora assessora ai servizi sociali aveva pensato a tutto, anche alle spese per la manutenzione del rifugio per le donne maltrattate. «Il pianterreno – spiega Anna Spanedda – ospita un esercizio commerciale che paga il canone di affitto: Maria Pia avrebbe voluto che continuasse così e che i soldi andassero al Comune per la gestione della casa».

Maria Pia Zonca, già ammalata, nel 2018 aveva deciso di sposarsi civilmente con la compagna: «Voleva che avesse qualcosa anche lei». La situazione si è tuttavia complicata perché alla morte di Maria Pia, prosegue l’anziana donna, è saltato fuori un altro testamento che toglie dal lascito destinato al Comune la parte dell’edificio che ospita il negozio. Un testamento che Anna Spanedda disconosce, che non ritiene sia stato scritto dalla figlia tanto che l’ ha impugnato, chiedendo al tribunale di vagliarne validità e regolarità. «Ho chiesto al Comune, che è l’erede dei beni di mia figlia come lo sarà dei miei, di intervenire nella causa ma ha deciso di non farlo – prosegue la madre di Maria Pia Zonca – Sono andata dal sindaco, che inizialmente ha accolto con entusiasmo il progetto di mia figlia per la casa per donne maltrattate e ha coinvolto gli uffici per valutare l’eredità. Poi tutto si è fermato: il Comune ha deciso di rinunciare perché, mi è stato risposto, costerebbe troppo. Questa abitazione, per le dimensioni e la posizione, viene valutata almeno 800mila euro: ritengo che per il Comune possa essere un lascito importante. Nei giorni scorsi, abbiamo appreso che il Comune ha ricevuto dalla Regione i locali dell’ex coop Garibaldi che ospiterà le persone disabili prive di sostegno familiare. È una cosa molto bella, ne sono felice. Considerato lo stato dei locali servirà una grande spesa. Qui, per fare la casa per le donne sognata da Maria Pia, invece non c’è bisogno di investimenti. Spero che il Comune ci ripensi e accetti la sua, e poi la mia, eredità». (a.se.)

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