Golfo Aranci, gli organizzatori di escursioni marine: «Siamo noi i primi che rispettano i delfini»
Gli operatori replicano all’allarme degli studiosi. Parla Paolo Porcelli organizzatore di escursioni in motonave
Golfo Aranci In questi giorni, interpellati dalla Nuova, sono intervenuti naturalisti e biologi marini su quella che è diventata la principale attrazione nelle acque di Golfo Aranci. L’attività di dolphin watching, le gite cioè organizzate per vedere da vicino i delfini che popolano il mare tra Tavolara e Figarolo. Attività estiva tanto affascinante quanto potenzialmente pericolosa se proposta senza l'accortezza necessaria. Gli esperti hanno tirato in ballo un codice di comportamento che distingue i profili preparati e formati da chi rischia, piuttosto, di cambiare le abitudini in peggio le abitudini dei tursiopi. Sulla questione interviene Paolo Porcelli, un precursore delle escursioni con la possibilità di vedere i delfini a Golfo Aranci: «Ora però non passi il messaggio che facciamo tutti una cosa sbagliata».
L’amicizia con i delfini Paolo è il comandante delle due barche della "Marco del mare" con cui ogni giorno organizza escursioni «dove è possibile vedere i delfini». La linea è sottile, e il concetto viene evidenziato anche sul sito: non viene garantito sempre un incontro con i cetacei, ma navigando nelle acque abitualmente frequentate da loro è molto probabile incrociarli. «Questo è importante dirlo ogni volta», ed è una cosa che i naturalisti hanno precisato proprio su queste colonne: l'incontro con l'animale selvatico dev'essere casuale, non preparato ad hoc, per esempio offrendo del cibo. Paolo Porcelli è un precursore. Nel senso che nei primi anni duemila è lui ad aver cominciato a proporre escursioni con avvistamenti di delfini. Negli ultimissimi anni il mercato si è allargato a decine di organizzazioni. «Come ho iniziato? Per vent'anni ero sommozzatore presso l'allevamento di pesci al largo di Golfo Aranci. Desideravo tanto riuscire ad avere un rapporto con questi animali, ho impiegato tre anni per avere un primo contatto fisico diretto», da lì si è creata una connessione. Il comandante sostiene che i delfini riconoscano ormai il rumore del motore della sua barca. Non permette ai turisti di tuffarsi con i tursiopi ma capita spesso che lui ci nuoti assieme, «anche se ci sono periodi, come adesso, dove evito di farlo. Sono in amore, sarei di intralcio».
«Li rispettiamo» Si sente di poter parlare a nome della stragrande maggioranza di chi propone gite con la possibilità di vedere da vicino i cetacei: «A parte che, diciamocelo, è molto difficile inseguire un delfino, riesce a nuotare a 70 chilometri orari. Semmai sono loro a decidere di farsi vedere. I primi a tenerci al rispetto di questi esemplari siamo noi. Perciò se capita di vedere qualche imbarcazione che tenta l'avvicinamento in modo scorretto siamo i primi a bloccarla e impedirlo – precisa lui –. Nessun escursionista permette ai clienti di fare il bagno con i delfini, sono già fortunati a vederli. Se insistono, bisogna aggiungere qualche frase poco simpatica: non siamo certo all'acquario di Genova. Non ci si aspetti di incrociarli per forza». Questo è lo spirito con cui lui opera e, assicura, anche molti altri. E «non c’è concorrenza» con gli operatori dello stesso settore. Paolo parla da Molara, una delle tappe del suo giro in barca, «io propongo questo: l'apericena o l'escursione diurna tra Tavolara, Molara, Figarolo. Se capita di vedere i cetacei bene, altrimenti rimane il bel giro». Golfo Aranci ormai da tempo vanta la frequentazione dei tursiopi nelle sue acque, dovuta principalmente alla presenza delle gabbie di allevamenti di orate e altri pesci. I delfini, infatti, vanno a caccia in quelle zone, vicino l’isola di Figarolo.
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