Appello di una mamma: «Riaprite Ostetricia a Olbia per la felicità delle donne»
Il racconto e la denuncia: «Un reparto che funzionava benissimo prima del Covid e poi chiuso»
Olbia Lo definisce «il reparto della In-Felicità». Perché qui ci sono donne che devono condividere grandi gioie e dolori immensi. Stati d’animo contrapposti che lei ha vissuto. Maria, nome di fantasia, ha dato alla luce una bimba pochi giorni fa. Ed è stata accolta nella Ginecologia dell’ospedale di Olbia, quella che ha perso un “pezzo” di reparto fondamentale: l’Ostetricia.
«Ho sentito la necessità di intervenire in qualità di neo-mamma di una splendida bambina ma anche di una mamma mancata di uno splendido angioletto che ci veglia dallo scorso anno. Come è noto i tagli alla sanità sono stati importanti e l’unico punto nascita per l’intero territorio gallurese rimane Olbia. Tralasciando questioni logistiche non di ultimo conto, ciò che ci si aspetterebbe varcando la soglia dell’ospedale Giovanni Paolo II è quello di un luogo confortevole e di eccellenza dove sarebbero dovute confluire tutte le risorse risparmiate dalla chiusura degli altri punti nascita. Al contrario, con molto rammarico, ci si imbatte in una realtà tutt’altro che rosea. L’ingresso del corridoio dove ci sono le stanze di degenza reca la dicitura “reparto di ginecologia” e si sviluppa nel corridoio parallelo e anche un po’ distante rispetto a quello che invece riguarda la nascita: il nido ed il reparto di ostetricia. Personalmente ho varcato la soglia di quella porta due volte: una per una revisione uterina a seguito di un aborto interno nel mese di giugno dello scorso anno, l’altra per la nascita della mia primogenita avvenuta poco più di una settimana fa. La sensazione è stata sconfortante in entrambe le esperienze. In particolare, nel primo caso, dopo qualche anno di ricerca e finalmente un test di gravidanza positivo, ho dovuto affrontare l’esperienza della perdita del mio angioletto.. Il mio dolore nell’affrontare il raschiamento non è stato tanto fisico quanto più psicologico. La procedura si è svolta in day hospital e, nell’attesa del mio turno in sala operatoria, ho trascorso l’intera giornata da sola tra i pianti dei neonati nelle stanze accanto. L’esperienza è stata straziante, nonostante abbia avuto il “privilegio” di avere una stanza tutta mia. Alcune donne invece - prosegue Maria - sono state invece costrette a condividere la stanza con neo-mamme in preda a squilibri ormonali, gioie, pianti di neonati e visite di parenti festanti. La seconda volta che ho varcato la soglia del reparto di ginecologia è stata sabato notte 9 dicembre per la nascita della mia tanto desiderata primogenita. Anche in questo caso la situazione è risultata sconfortante. Prima di abbracciare la mia piccolina ho dovuto affrontare l’ induzione del travaglio per due giorni da sola, senza poter contare sul supporto psicologico di mio marito. Solamente la notte prima del parto, avendo contrazioni forti ed essendo sola in stanza, ho pregato il personale per farlo rimanere qualche ora e fare così una doccia calda in sicurezza. Ebbene sì, qualche ora in più!I padri, infatti, nel reparto di ginecologia sono relegati a meri “visitatori” e solo qualche volta, grazie alla disponibilità del personale, rimangono un po’ di più nella stanza con la madre e il neonato. Ciò che mi ha addolorato maggiormente è stata proprio l’impossibilità di affrontare il percorso insieme al padre della bambina e non poter avere le cure del personale del nido, fondamentale per risolvere ogni dubbio o anche solo per avere un po’ più di conforto. Tutto questo però non è un desiderio irraggiungibile per noi donne galluresi. Esiste un reparto che ho visto con i miei occhi chiuso con tutti i comfort per le neo mamme: una sala comune, il personale del nido a disposizione e stanze equipaggiate per mamme e bambini con la possibilità della presenza fissa dei padri. Un reperto in cui prima del nefasto covid tutto ciò era operativo. A questo punto una domanda sorge spontanea: non è violenza sulle donne questa? Certo, non vi è alcun maltrattamento fisico, ma quello psicologico? Voglio ringraziare - chiude Maria - tutto il personale di ginecologia, del blocco parto e del nido che nonostante le difficoltà cercano di fare al meglio il loro lavoro. Ma questo non basta e occorre lanciare un appello: ripristinate il reparto di ostetricia per la felicità di tutte le donne». (s.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
