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Le dipendenze

Olbia, sos ludopatia: i “malati di gioco” sono professionisti, docenti, studenti e pensionati

di Stefania Puorro
Olbia, sos ludopatia: i “malati di gioco” sono professionisti, docenti, studenti e pensionati

Viaggio nel Serd dell’Asl. Droga, gioco, alcol e tecnologia: a chiedere aiuto più di mille persone

14 marzo 2024
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Olbia. La loro porta è sempre aperta. Qui, chi soffre di una dipendenza, chiunque non riesca a uscire dal tunnel della droga, dell’alcol, del gioco, della tecnologia, trova l’aiuto che serve. E trova soprattutto un’équipe che può accompagnare i pazienti in quel percorso, spesso lungo, anche di anni, che li farà rinascere. Il Serd della Asl Gallura, una sede a Olbia in viale Aldo Moro e un’altra a Tempio, in via Sardegna 7, opera in silenzio. Ma i numeri che registra e le situazioni su cui lavora sono allarmanti. Un dato su tutti: a Olbia c’è un giro di giocate che in un anno arriva a 126 milioni di euro. Più di tutta la provincia di Nuoro, dove chi cerca la fortuna attraverso il gioco (dai gratta e vinci alle macchinette per arrivare ai giochi online) spende in 12 mesi circa 116 milioni.

Quello della ludopatia è però solo uno dei volti delle tante patologie legate alle dipendenze. «La nostra struttura offre un servizio sanitario – come precisano gli operatori –, in modo del tutto gratuito. Qui, in qualunque momento, possono presentarsi coloro che soffrono direttamente di una dipendenza, ma anche un componente della famiglia, un amico o un’amica. Non serve prescrizione medica, non si deve pagare alcun ticket. Si bussa, si entra, si racconta. E da qui comincia il viaggio verso la salvezza». Il servizio, guidato dal direttore Salvatore Carai che è anche alla guida del Dsmd (Dipartimento di salute mentale e dipendenze), è partito nel 1992. E da 32 anni non si è mai interrotto. Oggi vi lavorano Giampiero Tiana, dirigente medico, Angelo Solinas, dirigente medico e psichiatra, Adriano Floris, assistente sociale, Paola Pala e Myriam Melillo, psicologhe. Oltre a tre infermiere e a un Oss. Nella sede di Tempio (aperta nel 1994) garantiscono l’attività i medici Roberto Masia e Ivan Lai, l’assistente sociale Massimo Sassu e due infermiere.

Nella struttura olbiese, all’ingresso dell’ospedale di viale Aldo Moro, ci sono gli studi in cui si somministra la terapia farmacologica, le stanze dove si svolgono gli incontri individuali, le sale per i gruppi di terapia per i pazienti ludopatici. «Chiedono il nostro aiuto più di mille persone l’anno tra chi non riesce ad abbandonare l’eroina, chi è dipendente dalla cocaina o dall’alcol, chi da entrambe. E poi chi non riesce a staccarsi da psicofarmaci o da oppiacei, chi soffre di dipendenze affettive, chi è stato divorato dal gioco d’azzardo, chi vive aggrappato agli strumenti tecnologici e ai videogiochi, chi è vittima delle insidie della rete. I nostri pazienti – continuano gli specialisti – sono di tutte le età. E sono in aumento i giovani, soprattutto minorenni, che fanno uso di cannabis. Spesso sono i loro genitori a chiedere il nostro supporto, a volte ci vengono segnalati. E infatti operiamo in rete con i Servizi sociali del Comune, con il tribunale, con l’Ussm (ufficio dei Servizi sociali per i minorenni) con l’Udepe (Uffici interdistrettuali di esecuzione penale esterna) e con le associazioni».

L’obiettivo di chi cura non è solo quello di fare in modo che il paziente si allontani dalla sostanza o dal gioco che lo ha reso dipendente. «La persona va curata a 360 gradi per evitare che possa cadere in altre dipendenze. Il nostro è insomma un piccolo ospedale perché le patologie di cui ci occupiamo sono complesse e l’approccio è multidisciplinare». I pazienti sono in prevalenza uomini, ma quando sono le donne a chiedere aiuto, arrivano in una situazione spesso più grave, legata soprattutto all’alcol e al gioco. «E proprio il 6% degli abitanti di Olbia rischiano di diventare giocatori patologici, contro il 2% di Cagliari e il 5% di Oristano. Si crede che il gioco, senza alcol o sostanze stupefacenti, non faccia male. Ma il gioco è una droga e ci sono delle gravi conseguenze a livello cerebrale».

Ma chi si rivolge al Serd? «Direttori d’azienda, professionisti, insegnanti, dipendenti, pensionati. E poi studenti, giovani senza lavoro, persone disagiate. E per chiunque il percorso non è una passeggiata. Ci sono anni di terapia perché bisogna modificare lo stile di vita. Le terapie brevi? Non esistono. Ci sono persone finite sul lastrico per colpa del gioco, c’è chi è arrivato a raggiungere 400mila euro di debiti e queste sono situazioni che non si risolvono in poco tempo. A Olbia il quadro è critico e prima ancora che il gioco d’azzardo venisse inserito nei Lea (2014), il nostro servizio si occupava già curare le dipendenze. All’epoca venivano da noi persone del Cagliariano o del Nuorese, mentre molti olbiesi, soprattutto per vergogna, andavano altrove. Ora non è più così. Nessuno, all’esterno, sa niente di coloro che si rivolgono al Serd perché i percorsi avvengono nella riservatezza assoluta».

Sempre di più anche le persone anziane, spesso sole, che si rifugiano nel gioco. «Ci sono stati casi di pensionati che percepivano 700 euro al mese e ne spendevano più di 500 acquistando gratta e vinci – chiudono dal Serd –. All’inizio c’era il piacere della giocata, poi si entra nella fase della disconnessione e diventi a tutti gli effetti dipendente. E se non chiedi aiuto non smetti più. A quel punto succede che chi gratta un biglietto sfortunato non dirà mai che ha perso ma che ha quasi vinto».

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