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Sanità malata

Olbia, non ci sono psichiatri: il Csm verso la chiusura

di Stefania Puorro
Olbia, non ci sono psichiatri: il Csm verso la chiusura

Gli ultimi due rimasti sono stati colpiti dalla sindrome da burnout. Le famiglie: «Situazione drammatica, si intervenga subito»

01 giugno 2024
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Olbia. «La situazione dei servizi di salute mentale è tra le più gravi in assoluto ed è vicina a un punto di non ritorno. E sono molti i professionisti che hanno gettato la spugna». È solo lo stralcio di un appello-denuncia scritto da quasi 600 psichiatri di tutta Italia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella poco più di un mese fa. In Gallura la situazione non è diversa. Anzi. C’è un importante servizio, il Csm di Olbia, che rischia la chiusura. «Sarebbe un danno enorme – dicono i familiari di alcuni pazienti –, perché il Centro di Salute Mentale segue più di 2500 pazienti in tutto il territorio. Eppure, ci troviamo di fronte a una realtà drammatica. A un vero disastro. Nella struttura di Olbia, in questo momento, non c’è nemmeno uno psichiatra. Gli unici due rimasti, dopo il trasferimento dei colleghi nel reparto dell’ospedale (Spdc) sono ora in malattia, perché colpiti dalla sindrome di burnout. Prosciugati, esausti, impossibilitati a lavorare in condizioni di estrema difficoltà. Era inevitabile. Non potevano, in due, far fronte a una mole di lavoro così pesante. Loro non prendono in carica solo i 2500 pazienti, ma 2500 mondi. All’interno dei quali ci sono il paziente, le famiglie e tutto ciò che ruota attorno. Ma dove vogliamo arrivare? Quando è stata approvata la legge Basaglia, che ha portato all’abolizione dei manicomi, l’obiettivo era quello di potenziare i territori. Ma, anche a Olbia, sta avvenendo l’esatto contrario. Vorremmo sottolineare, per chi non lo sapesse, che i compiti di un Csm non sono solo quelli di intervenire in situazione di urgenza. Le priorità sono altre: prevenzione, cura e riabilitazione».

Il caso. C’è la storia di una ragazza, affetta da psicosi, che è stata presa in carico anni fa dal Csm. «È stata stabilizzata, ha recuperato la sua normalità, è felice di stare in mezzo agli altri, cosa che non credevamo fosse possibile – hanno raccontato i suoi parenti –. Ma da alcuni mesi, esattamente dallo scorso febbraio quando dal centro sono stati appunto trasferiti molti dei suoi specialisti, non può avere più l’assistenza su cui poteva contare prima».

Verso il declino. Sino al 2022, al Csm, c’erano una decina di psichiatri: otto a Olbia e due a Tempio. Un numero che consentiva loro anche di raggiungere a rotazione gli ambulatori periferici di La Maddalena, Budoni, Arzachena, Oschiri e Buddusò, ora chiusi. «E a tutti i pazienti – aggiunge il gruppo di familiari – non solo venivano puntualmente garantite le cure necessarie, ma si portava avanti anche un percorso riabilitativo. Il lavoro degli psichiatri è tanto delicato quanto complesso e in più, da alcuni anni, si è ulteriormente appesantito perché devono occuparsi anche della parte giudiziaria e quindi dei pazienti con disturbi mentali che hanno commesso un crimine, oltre a coloro che arrivano dalla neuropsichiatria infantile e al carico estivo. Nella condizione attuale viene meno quella che è la mission del Csm: lavorare nel territorio per una presa in carico globale del paziente. Ma c’è pure un altro aspetto che non è certo di poco conto: tra paziente e psichiatra si crea una vera e propria alleanza. Il paziente si aggrappa al suo specialista, crede in lui o in lei. E ora, tutto questo, rischia di andare perso».

Una madre disperata. Tra i genitori in rivolta, si fa avanti una delle tante mamme. «Ho un figlio trentenne che, quando aveva 16 anni, rimase coinvolto in un incidente stradale. Si trovava in sella al suo motorino, una donna al volante di un’auto lo urtò in modo violento e scappò. Mio figlio, che perse il casco, sbatté la testa contro un palo e venne ricoverato in condizioni critiche. Si salvò, ma nonostante gli interventi chirurgici a cui venne sottoposto, cominciò ad avere disturbi mentali che col tempo si sono aggravati. Sono disperata: adesso che il Csm rischia la chiusura non so che cosa succederà, perché per me e suo padre è veramente difficile gestirlo. Il mio appello è quello di dotare il centro di tutto il personale che occorre e di far lavorare in una condizione di serenità gli psichiatri. Senza di loro, migliaia di famiglie vengono messe in ginocchio. Sì, perché oltre al paziente, che deve essere seguito, curato e assistito, ci sono anche i genitori o i fratelli che hanno bisogno di aiuto. E adesso questo aiuto così prezioso viene a mancare».

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