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La storia

Calangianus, festa per i 100 anni di Maddalena Bonino

di Pietro Zannoni
Calangianus, festa per i 100 anni di Maddalena Bonino

La nonnina, ancora vigile e attenta, vive circondata dall’affetto di figli e nipoti

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 Calangianus  Maddalena Bonino ha festeggiato il suo secolo di vita con i sei figli, 7 nipoti e una pronipote. È nata il 2 agosto 1924 da Francesco e Domenica Cossu. Aveva quattro fratelli Mario, Paolo, sindaco dal 1960 al 1962, Pasqua e Francesco. Con la loro presenza l’hanno onorata il parroco don Umberto Deriu, che ha celebrato la messa di ringraziamento nella sua casa in Via Europa Unita e il sindaco Fabio Albieri che non è voluto mancare nonostante il paese in allarme per il pericoloso incendio.

Lucida e attenta, anche se non più autonoma, zia Maddalena è riservata ed è la figlia Luigina che parla. Ogni tanto lei annuisce e lancia una frase. Ricorda bene gli anni della scuola, la maestra Marrosu e quasi sbotta: “Mi hanno insegnato poco, solo a disegnare maccheroni e zeri” . «E pensare- dice una figlia- che oltre a metter su famiglia con il marito Mario Scampuddu, proprietario e titolare di una azienda di laterizi, sviluppata poi dal figlio Antonio, aiutò mio padre nell’ufficio di via Vittorio Emanuele». Antonio, Maria, Luigina, Valerio, Loredana sono i nomi di cinque dei suoi figli . Ma il preferito, il più amato, fu il quarto, Marcello, ragazzo down, morto a 53 anni. «Per mamma Marcello era tutto. Nessuno di noi era geloso dell’affetto che gli dava. Mamma ci ripeteva che lui era il migliore di tutti. Quando morì non sprecò una lacrima. Tenne dentro di sé tutto il suo dolore. Non andò più nemmeno al cimitero ma Marcello era sempre nel suo cuore. Commovente quando un giorno la si vide che si inchinava davanti alla sedia dove il figlio sedeva e la baciava».

Donna di fede profonda, con poche manifestazioni esteriori, quando i problemi sorgevano aveva una massima “Anda cu fidi, chi Deu ti idi”. Una madre che non si era presa mai un giorno di ferie ma potè allevare i sei figli con l’aiuto della sorella Pascareddha. Ogni estate, per un mese, li mandava al mare a Vignola e la domenica con il marito arrivava con le provviste. Poi i figli si trasferivano allo stazzo di Amionis  per un’esperienza indimenticabile, un’ immersione nella natura e tanti giochi con i coetanei degli stazzi vicini.

Infine l’assistenza al marito invalido, sempre al suo fianco, recitando il rosario. Zia Maddalena ora parla con gli occhi mentre la figlia Luigina racconta. Lei segue, come se volesse rivedere i momenti del suo passato. Ma il suo saluto è vivo: “Avvidecci”. 

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