La Maddalena, il museo navale affonda nel degrado
La struttura, chiusa da anni, è completamente abbandonata. All’interno vasi e anfore contenuti in un relitto romano
La Maddalena Il museo archeologico navale “Nino Lamboglia” è nel più totale degrado. E la delusione di tanti turisti, che speravano quest’anno di poterlo finalmente visitare, è stata grande. «Ci speravamo tanto. Ogni estate veniamo alla Maddalena anche per poter entrare nel museo, invece niente. Solo abbandono e decadenza. E quando siamo andati su internet per cercare qualche notizia, abbiamo solo trovato la scritta in rosso “temporaneamente chiuso”. Che vergogna».
Altro che temporaneamente. Il museo “Lamboglia” è chiuso da anni a Mongiardino, lungo la panoramica che conduce a Spalmatore. Nel 2021 sembrava che le cose potessero finalmente cambiare. L’Ente Parco nazionale dell’arcipelago e il Comune di La Maddalena avevano infatti avviato una collaborazione per presentare, nell'ambito dei programmi “parchi per il clima” del Ministero della Transizione ecologica, annualità 2021, il progetto di interventi di efficientamento energetico dell’edificio museale per una spesa complessiva valutata in 880mila euro.
«Il nuovo museo navale Lamboglia, che il Comune di La Maddalena conta di riaprire per l’anno 2022 - venne dichiarato ufficialmente - potrà finalmente avere tutta l’attenzione che merita visti i numerosi e anche rari reperti archeologici custoditi al suo interno e potrà essere un fiore all’occhiello del sistema museale dell’arcipelago di La Maddalena». Tre anni dopo quell’annuncio, il museo sembra sia stato completamente dimenticato «e auspichiamo - proseguono i turisti delusi - che si metta fine a tanta trascuratezza».
Il Museo archeologico navale "Nino Lamboglia" (archeologo, fra i pionieri dell’archeologia marittima) era stato creato per ricordare il famoso relitto romano e il suo contenuto, ritrovato nelle acque dell’arcipelago di La Maddalena. Al momento del naufragio, all’incirca nel 120 a.C., la nave era colma di anfore vinarie e vasi da mensa di produzione campana. I reperti della dotazione di bordo e dell’equipaggio danno informazioni preziose sulla struttura del commercio navale romano, mentre il relitto in sé costituisce un’importante fonte di dati sulla produzione e l’esportazione di numerose classi di oggetti.
