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Il caso

Olbia, l’asilo che allontanò un bimbo perderà dal 2025 la parità scolastica

Olbia, l’asilo che allontanò un bimbo perderà dal 2025 la parità scolastica

La decisione è stata presa all’Ufficio scolastico regionale. L’avvocata della famiglia: «Revoca giusta, non hanno rispettato le normative»

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Olbia. L’ufficio scolastico regionale ha concluso la sua indagine e preso una decisione: la scuola dell’infanzia di Olbia che, lo scorso maggio, allontanò un bimbo «perché troppo vivace», dal primo settembre 2025 perderà la parità scolastica. La revoca è stata decisa, così come si legge nel provvedimento firmato dal direttore generale Francesco Feliziani, «perché sono venuti a mancare i requisiti per il riconoscimento della parità». Non si fanno riferimenti precisi ma si specifica “che le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque richieda di iscriversi accettandone il progetto educativo”.

«Ed è proprio quello che abbiamo sempre detto noi – ha detto l’avvocata Oriana Erittu, legale della famiglia del piccolo –. Non è lecito mandare via un bambino solo perché avrebbe potuto avere una disfunzionalità. E l’uso del condizionale è legato al fatto che ancora non c’è una diagnosi completa. Si è escluso l’autismo, ma per accertare eventuali disturbi comportamentali si deve attendere. In ogni caso la scuola paritaria, come ha sottolineato l’ufficio scolastico regionale rifacendosi alla legge 62 del 2000, ha l’obbligo di accogliere tutti i bambini provvedendo, se necessario, ad attuare anche un percorso educativo ben preciso e facendo pesare lo stesso, come invece è accaduto, sulla famiglia».

Non è un caso che la revoca della parità scolastica per la scuola dell’infanzia parta tra un anno. «Da una parte la struttura deve organizzarsi, dall’altra si devono assolutamente tutelare le famiglie – continua la legale – che hanno già iscritto i propri figli. Sono ovviamente molto soddisfatta della decisione assunta soprattutto perché si spera che altri genitori non debbano affrontare e vivere una situazione simile». L’avvocata Oriana Erittu, dopo l’allontanamento del bambino dall’asilo, aveva chiesto l’intervento dell’ufficio scolastico regionale «contro una scuola che percepisce finanziamenti pubblici e che non rispetta quanto previsto dalle normative. È accaduto nel momento in cui è stata imposta la frequenza scolastica del minore, in assenza di certificazione che permetta di comprendere quale possa essere l’eventuale disturbo, solo se affiancato da un’educatrice di sostegno gestita dalla scuola con spesa a carico della famiglia. Un contegno, questo, gravemente arbitrario, discrezionale e selettivo posto in essere dall’istituto, che non può esser ritenuto lecito in una scuola pubblica o ad essa equiparata. La revoca del titolo paritario potrà dunque essere loro utile per la selezione dei minori».

Nella lettera, l’avvocato ricordava anche che «per ottenere una diagnosi dell’eventuale disturbo di cui un bambino soffre, i tempi di attesa sono molto lunghi e la scuola non solo ha l’obbligo di attendere tutto il periodo necessario, ma neppure può imporre una educatrice privata che, chiaramente, oltre a non sapere come affrontare la problematica del minore in assenza di linee guida del medico specializzato, dovrebbe esser a carico delle famiglie che non hanno la possibilità economica di sostenerla. Si sottolinea infine che la scuola non solo non è mai tornata sui propri passi, ma non ha espresso gesti di scuse nei confronti della famiglia. Alla luce di tutto ciò - chiude Oriana Erittu -, l’Ufficio scolastico regionale ha assunto un provvedimento giusto e corretto nel rispetto delle normative vigenti».

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