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Il carcere

Nuchis, il cappellano va via. I detenuti al vescovo: «Lo lasci qui»

di Giuseppe Pulina
Nuchis, il cappellano va via. I detenuti al vescovo: «Lo lasci qui»

Da fine mese don Umberto Deriu guiderà la parrocchia de La Maddalena

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Tempio. Tra pochi giorni lascerà Calangianus e diventerà il nuovo parroco di La Maddalena. Contemporaneamente, dopo un decennio di attività, lascerà anche l’incarico di cappellano del carcere di Nuchis. Saranno diversi, e tutti piuttosto radicali, i cambiamenti che daranno un nuovo corso alla vita di don Umberto Deriu, religioso molto conosciuto e apprezzato nella diocesi di Tempio-Ampurias. Ad almeno uno di questi vorrebbero opporsi i detenuti dell’istituto penitenziario di Nuchis, che, avendo appreso la notizia dell’imminente trasferimento di don Deriu, hanno deciso di scrivere al vescovo Roberto Fornaciari per chiedergli di lasciarlo ancora tra loro.

Una richiesta sulla quale il vescovo della diocesi deve aver riflettuto, anche se difficilmente esaudibile per via del decreto di trasferimento già reso formale. L’ingresso ufficiale nella nuova parrocchia sarà fatto da don Umberto il prossimo 28 settembre, giorno in cui sostituirà don Andrea Domanski e inizierà un nuovo importante capitolo del suo percorso personale di uomo di Chiesa. Da ieri non è più cappellano dell’Istituto di Nuchis, e di ciò, come è dato sapere, è dispiaciuto anche il personale della struttura, che in don Umberto ha sempre trovato un interlocutore attento e sensibile. Forse perché, come non tutti sanno, il padre del religioso, Giuseppe Deriu, è stato un agente di custodia, fatto che deve aver favorito una più facile sintonia con le problematiche di un mondo particolare come il carcere. “Padre” Umberto, come più di un detenuto lo chiamava, conserverà per sempre i dieci anni di Nuchis tra i suoi ricordi più grati.

A lui i detenuti attribuiscono il merito di averli aiutati a fare i conti con la sindrome del muro. Nella lettera descrivono il loro cappellano come un uomo di cuore, pronto all’ascolto e promotore di numerose iniziative. Tra le tante vengono ricordati il teatro, la via crucis, la partecipazione ai Giubilei. Ci sono stati poi momenti memorabili come i matrimoni celebrati all’interno dell’istituto. Tra i più emozionanti, in piena emergenza Covid, viene da ricordare il battesimo di un detenuto albanese. La grigia aura del carcere e la commozione di quanti assistettero alla somministrazione del sacramento resero allora ancor più solenne il gesto del religioso che ungeva con l’acqua la testa del detenuto. Tra i ricordi dei detenuti rimarranno le catechesi cariche di significato di don Umberto.

In tanti ricordano il giorno in cui gli venne chiesto di spiegare il Padre nostro, di cui restituì con parole pacate la grande profondità di significati. Ora, mentre Calangianus si appresta a salutarlo definitivamente, a La Maddalena ci s’ingegna per ricevere nel migliore dei modi il nuovo parroco. L’appuntamento è per il 28 settembre, una data probabilmente non casuale. Il giorno dopo ricorreranno, infatti, i 45 anni dell’ordinazione di don Deriu, parroco tuttofare, capace di gestire importanti incarichi negli uffici diocesani e di amministrare grandi parrocchie. Tutto questo, non mancando mai di avere un occhio di riguardo per chi, come gli ospiti della casa circondariale di Nuchis, vive in una condizione di marginalità.

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