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Olbia

Il caso

Donne arbitro, esplode in Gallura la passione per il fischietto

di Giuseppe Pulina
Donne arbitro, esplode in Gallura la passione per il fischietto

Le ragazze affollano i corsi tenuti da Antonio Giua: ecco in quali scuole crescono le iscrizioni femminili

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Tempio Il futuro è donna o, se si vuole, sempre meno maschile. Magari non dappertutto, ma nella classe arbitrale del mondo del calcio, a giudicare dalla Gallura, parrebbe proprio di sì. Viene da pensarlo se si esamina la composizione di chi nelle scuole del territorio segue i corsi per arbitro. Al liceo “Dettori”, ad esempio, unica scuola gallurese dove è stato attivato lo Sportivo, a frequentare il corso per arbitro di calcio, di cui è referente il professor Pier Paolo Cecchini, sono in maggioranza le ragazze. Si consolida così una tendenza che si poteva intravedere già nei corsi degli anni precedenti. Corsi in cui le liceali si sono distinte e ben preparate, tanto da poter essere introdotte nella classe arbitrale isolana. E c’è anche chi, come Luana Verre, una volta iscrittasi in una facoltà universitaria della Penisola, non ha smesso di arbitrare, trovando il modo di conciliare lo studio con la passione per l’arbitraggio. Chi l’ha vista all’opera è pronto a giurare che di lei si sentirà parlare nelle categorie più ambite, sulle orme magari di Maria Sole Ferrieri Caputi, la prima donna italiana ad aver diretto una partita di serie A.

I numeri

Dalla Gallura arrivano, in generale, numeri che vanno in controtendenza. La sezione diretta da Serafino Ruoni può contare su 120 associati. Undici sono donne, e due di queste fanno parte del consiglio direttivo. Il vice di Ruoni è Antonio Giua di Calangianus, il fischietto sardo che ha ormai fatto l’abitudine ad arbitrare nella massima serie nazionale. È lui che conduce il corso di formazione al “Dettori”, e non c’è dubbio che proprio il suo nome abbia fatto da traino. Apprendere l’arte del fischietto da uno che il giorno prima può avere arbitrato una partita della Juventus o dell’Inter non è, insomma, una cosa che capita tanto frequentemente. Vedere Antonio Giua al “Dettori” sarà, comunque, più facile. Per molti non sarà più il “signor”, ma il “professor Giua”, avendo deciso di iniziare a insegnare Matematica, possibilità contemplata dalla sua laurea in Ingegneria.

Antonio Giua

Non è detto che dentro l’aula trasferisca il suo metodo arbitrale fatto di competenza, fermezza, rigore (non quelli che si battono dal dischetto, sia inteso) e spirito di conciliazione. Saprà sicuramente farsi valere, perché il carisma è un talento che trascende il rettangolo di gioco e, a volte, anche il perimetro di un’aula scolastica. «Seguire il corso per arbitro – spiega Giua – apre a una formazione caratteriale e umana, perché insegna a prendere decisioni rapide in condizioni di pressione». A mostrarsi sempre più all’altezza sono anche le ragazze. Giua ne è convinto: «Negli ultimi anni si sta registrando un incremento di iscrizioni e partecipazione femminili. I risultati che le arbitre stanno ottenendo sono un traino e un modello». Tanto per il movimento, verrebbe da dire, quanto per la società civile. Ma qual è l’identikit del futuro arbitro? Sappiamo che ora può essere un calciatore, perché per i primi anni è possibile il doppio tesseramento. E potrebbe provenire da uno sport che non è il calcio, anche se di pallone continua a trattarsi. Lo conferma la quindicenne Mahel Graffi, calangianese, liceale del secondo anno dello Sportivo. «Gioco a volley da piccola, ma ho sempre guardato le partite, trovando incantevole la figura dell’arbitro». Incantevole come certi supereroi chiamati a far rispettare le regole del gioco, anche quando queste non piacciono a tutti.

La super allieva Tra le allieve più brave dei corsi per arbitro svoltisi a Tempio negli ultimi anni c’è Luana Verre. Ex liceale del “Dettori”, ora vive a Parma, dove studia presso la facoltà universitaria di Fisica. In Emilia continua a coltivare la sua passione. «Rispetto alla sezione di Olbia, quella di Parma conta meno ragazze, ma questo non influisce sulle nostre interazioni. Attualmente ho concordato un periodo di congedo per dedicarmi maggiormente agli esami. Questo però non m’impedisce dal ritornare in campo in un qualsiasi momento. Una delle peculiarità dell'arbitraggio è la flessibilità con la quale si può vivere questa disciplina, adattandola ai propri impegni quando necessario». Una che ama le sfide non facili non si farà sicuramente desiderare tanto, anche perché c’è sempre qualcosa da dimostrare. «Ricordo ancora la tensione nello spogliatoio alla prima partita. Sentivo di dover far vedere qualcosa in più degli altri per dimostrare di valere quanto loro. Mi piace pensare all'arbitraggio come una delle discipline che più mi ha formato caratterialmente, facendomi scoprire una sicurezza che non pensavo di avere. Ho avuto la fortuna di non aver mai ricevuto commenti sessisti in campo da parte dei giocatori. Spesso gli occhi carichi di pregiudizio non erano i loro, ma quelli degli adulti che li accompagnavano».

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