Olbia, la chiesa ortodossa simbolo di integrazione: «Con la comunità romena amicizia e fratellanza»
Il sindaco Settimo Nizzi ha partecipato alla cerimonia di consacrazione
Olbia Nel giardino attorno alla chiesa di rovere e di abete l’aria profuma di incenso e sottovoce si parla sia in romeno che in italiano. Ma è dentro il piccolo edificio – in un ordinato vortice di tuniche, immagini sacre e croci dorate – che il lungo rituale raggiunge il momento più alto e suggestivo. Si prega, ci si commuove, si ringrazia chi ha voluto mettere a disposizione tempo, soldi e terreni. La chiesa ortodossa di Olbia, tirata su nella parte più moderna del quartiere di San Nicola, in via Marie Curie, è stata consacrata ieri mattina, 24 maggio, al culmine di un rito durato circa tre ore. Tra canti, abiti tradizionali e candele accese, la comunità romena, la più numerosa tra quelle straniere presenti in città, si è riunita ai piedi di un campanile alto 27 metri e attorno a un edificio che tutti ammirano per le sue linee eleganti e slanciate. Alla cerimonia di consacrazione della nuova chiesa, che è stata dedicata a San Giovanni Battista e Sant’Efisio, ha partecipato anche il sindaco Settimo Nizzi, che ha parlato di integrazione e di arricchimento culturale per tutta la città. «Se non lo avessimo fatto, ci saremmo pentiti per tantissimo tempo» ha detto il primo cittadino riferendosi alla donazione, da parte del Comune, del terreno su cui è stata costruita la chiesa ortodossa.
Cerimonia. L’edificio di culto, dove si celebra messa già da alcuni anni, è anche un simbolo di vicinanza tra la Sardegna e la Romania. Basti pensare che è stata dedicata anche a Sant’Efisio, martire veneratissimo nel sud dell’isola. Il legno era arrivato dalla Romania, mentre il marmo dell’altare da Orosei. E il risultato, firmato dall’architetta Stefania Graccione, sa tanto di capolavoro: una chiesa alta, stretta e con un sottilissimo campanile, ricca di dettagli sia dentro che fuori. A consacrare la chiesa ortodossa di Olbia è stato monsignor Siluan Span, vescovo ordinario della Diocesi ortodossa romena d’Italia. Ma non solo. Oltre al parroco Marian Gaina, olbiese d’adozione e che in città ha messo su famiglia, alla cerimonia, insieme a numerosi presbiteri e diaconi, hanno partecipato monsignor Anastasie, arcivescovo di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e monsignor Ioan Casian, vescovo della Diocesi ortodossa romena del Canada. Il rito, piuttosto complesso, è cominciato all’esterno: prima un giro attorno alla chiesa, poi l’ingresso nell’edificio. Ad assistere alla celebrazione centinaia di fedeli, con un’alta percentuale di famiglie, arrivati anche da fuori Olbia.
Integrazione. Verso la fine della cerimonia è stato invitato a parlare il sindaco Settimo Nizzi, a cui è stata donata, in segno di riconoscimento per la donazione del terreno da parte del Comune, una Grammata episcopale. «Quando abbiamo scelto di dedicare una parte della nostra città per realizzare questo capolavoro, lo abbiamo fatto con il cuore – ha detto Nizzi –. La comunità romena è ben integrata con quella olbiese. Rispetto agli inizi un po’ tumultuosi, ai tempi dei primi arrivi, oggi è cambiato il mondo. C’è vera integrazione, c’è amicizia, c’è fratellanza. Chi è arrivato ragazzo è diventato uomo, adulto. Persone che oggi hanno anche delle imprese e che contribuiscono anche alla crescita del Pil nel nostro territorio. A Olbia contiamo 79 etnie diverse e quella romena è la più numerosa». Il sindaco Nizzi, nel ricordare che anche la storia degli italiani è stata profondamente segnata dal fenomeno dell’emigrazione, ha poi aggiunto: «I vostri bambini si sentono italiani, tifano squadre italiane, vivono la nostra comunità e, quando tornano a casa, trovano la lingua parlata dalla mamma. Questa è integrazione».
Il contributo. Il Comune ha donato il terreno e la chiesa è stata costruita grazie alle donazioni dei fedeli. E di uno in particolare: Dan Petrescu, imprenditore considerato tra i più ricchi (se non il più ricco) di tutta la Romania. Petrescu era legato alla Gallura perché aveva acquistato una villa a Porto Rotondo, nella zona di Punta Lada. Aveva così messo a disposizione una bella somma per la costruzione della prima chiesa ortodossa di Olbia, senza però riuscire ad assistere alla sua realizzazione. Dan Petrescu è infatti morto in un incidente aereo nell’ottobre del 2021, quando è precipitato, con il suo jet e insieme alla sua famiglia, su un edificio nella periferia sud di Milano. Era diretto proprio a Olbia. Così ieri l’imprenditore è stato ricordato durante la cerimonia tra le pareti di legno di San Giovanni Battista e Sant’Efisio. A ricordarlo è anche un dipinto, nel quale Petrescu è raffigurato mentre consegna la chiesa olbiese nelle mani di Dio.