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Olbia

La storia

Olbia, l’antico cimitero spera nel recupero: «Qui un museo sui primi cristiani»

di Dario Budroni

	Le ossa conservate nel cimitero fino a pochi anni fa
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Le ossa conservate nel cimitero fino a pochi anni fa

Per la riqualificazione dell’edificio serve un accordo tra Comune e Diocesi

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Olbia L’antico cimitero di Terranova è ancora immerso nell’eterno riposo. Assediato dalle erbacce e schiacciato da una vecchia casa popolare tirata su almeno mezzo secolo fa. È un peccato, perché la struttura ha quasi duecento anni e, tra le altre cose, si trova a due passi dalla basilica di San Simplicio e dai resti visitabili della necropoli romana. C’è da dire che non è ancora ben chiaro a chi appartenga il cimitero ottocentesco di via Fera. Sono il Comune e la Diocesi a doversi mettere d’accordo. La volontà, in ogni caso, da parte di entrambi c’è. L’amministrazione, per esempio, si dice pronta a firmare una convenzione. E la Diocesi, dal canto suo, coltiva il sogno di riqualificare l’antico cimitero per trasformarlo in una sorta di museo dedicato alla prima cristianizzazione dell’isola e quindi anche al martire Simplicio. Se ne parla da anni e la speranza, adesso, è che la struttura venga recuperata prima che sia troppo tardi.

L’idea del museo.  Sabrina Serra, assessora alla Cultura, assicura che il Comune è pronto a fare la sua parte: «Siamo in linea con la Diocesi sul recupero di quel bene. Dobbiamo trovare, insieme, le modalità per portare avanti il percorso». Poi c’è don Francesco Tamponi, direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali. È lui ad aver avuto l’idea del museo. «Molti anni fa, dal catasto, risultò che il cimitero apparteneva a un vecchio ente ecclesiastico neanche olbiese – spiega Tamponi –. Forse, poi, passò in mano pubblica. Dunque, oggi, il vecchio cimitero sarebbe di proprietà comunale. La nostra proposta, comunque, è quella di ottenere la titolarità sullo spazio per poter, attraverso l’8x1000, rendere il cimitero fruibile per le attività pastorali e culturali della parrocchia di San Simplicio». Da qui l’idea di una struttura museale. «Vorremmo utilizzare gli spazi sotterranei per creare un centro di documentazione sul culto di Simplicio – prosegue Tamponi – e sulla prima cristianizzazione non solo di Olbia ma dell’intera Sardegna. Ricordiamo che la prima tomba cristiana dell’isola, risalente se non ricordo male al primo secolo dopo Cristo, fu trovata proprio a Olbia. Significa che qui esisteva una comunità cristiana ben prima di San Simplicio. È tutto molto interessante. Fonti e ritrovamenti parlano di una vita cristiana molto attiva». Per questo, sotto Diocleziano, Olbia fu colpita dalla persecuzione imperiale. A essere uccisi, nel maggio del 304, furono così Simplicio, protovescovo e poi patrono di Olbia e della Gallura, due diaconi e una diaconessa: Fiorenzo, Diocleziano (come l’imperatore) e Rosula. Quelli che sarebbero i loro resti furono analizzati durante una ricognizione nel 2005.

La storia. Il cimitero di Terranova fu costruito negli anni Trenta dell’Ottocento, con l’utilizzo di parte delle mura puniche, quando venne vietata la sepoltura nei centri abitati. Gli olbiesi, infatti, fino a quel momento venivano sepolti nelle cripte della chiesa di San Paolo. Per rendere il passaggio meno traumatico, fu dunque costruito un cimitero, lontano dal centro urbano di allora, molto simile dal punto di vista architettonico a una chiesa. Per questo la struttura di via Fera conta due cripte, un piccolo altare e tre navate con tanto di archi ancora in piedi. Alcune tombe si trovavano al piano terra, ma la maggior parte dei terranovesi veniva sepolta nelle cripte. Luoghi bui che hanno ospitato migliaia di ossa, tra erbacce e rifiuti, fino a pochi anni fa. Nel corso di un intervento di pulizia, il Comune aveva infatti liberato le due cripte e trasferito i resti degli olbiesi di una volta nel nuovo ossario. Il cimitero di via Fera, che si trova oggi in una posizione assolutamente centrale, fu man mano abbandonato verso la fine dell’Ottocento, quando fu realizzato il camposanto di via Roma.

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