La Maddalena, la presidente Giudice sblocca il bilancio e punta al Piano del Parco
In trent’anni di vita dell’ente lo strumento di pianificazione ambientale non è mai stato adottato
La Maddalena Depenna il primo impegno in cima alla lenzuolata di cose da fare come presidente. Rosanna Giudice, da una manciata di giorni al timone del Parco nazionale di La Maddalena, ha approvato il bilancio 2025 dell’ente. Un via libera che consente di riaprire il portafoglio rimasto sigillato per mesi. L’ok al documento economico è stata una passeggiata per Giudice. Il vero ostacolo è portare in approvazione dopo 30 anni il Piano del Parco. Ma Giudice – un passato in prima linea da sindaco di La Maddalena, consigliere provinciale e consigliere comunale di opposizione – non teme le sfide anche se, in questi tre decenni, diversi presidenti sono finiti nelle sabbie mobili del Piano.
Cosa è
Uno strumento di programmazione prezioso di cui in tanti hanno parlato, ma che nessuno ha mai visto. La sua assenza, come più volte spiegato dalla presidente Giudice «ha costretto l’ente ad andare avanti con disciplinari su disciplinari, sottoponendo anche agli uffici a un lavoro enorme e mai risolutivo». II Piano del Parco, per rendere il più possibile commestibile la materia, è un po’ quello che è il Piano urbanistico per i Comuni. Dentro c’è scritto esattamente cosa si può fare e cosa non si può fare dal punto di vista ambientale, quindi dove si può andare e dove no e perché, i livelli di protezione e tutela, regole e sanzioni, dove non è possibile realizzare interventi edilizi. Dal momento che il territorio del Parco coincide per intero con quello comunale la programmazione dell’ente verde non si può sovrapporre, ma deve andare di pari passo con la pianificazione comunale.
A che punto è il Piano del Parco
La presidente Giudice, nei mesi da commissario straordinario, aveva riesumato una delibera del 2015 «con cui si dava incarico a un’associazione di imprese con capogruppo la società Studio Silva di redigere il Piano. Ho contattato questi tecnici che sono arrivati qualche mese fa da Roma per una prima ricognizione del territorio, che ovviamente è cambiato rispetto a dieci anni fa – spiega la presidente -.Avere un mandato di cinque anni come presidente consente di lavorare in prospettiva e con un metodo. Di sicuro faremo degli incontri con i cittadini per spiegare cosa è il Piano e cosa stabilirà».
Regole necessarie
Come per i Puc comunali, che sono la bibbia dello sviluppo edilizio, così anche il Piano del Parco fisserà le regole di tutela ambientale. «Ciò che è successo in questi 30 anni a me poco interessa – commenta la presidente -. Non vado a riesumare errori umani, prese di posizione politiche, incidenti di percorso. Inizia una nuova storia con la mia nomina e io sono e sarò responsabile di quello che succederà da oggi ai prossimi cinque anni. Il Piano del Parco è uno strumento che non può essere più rinviato. So bene che le regole a volte possono non piacere, ma ricordo che noi seguiamo normative nazionali ed europee e che abbiamo a cuore tutela dell’ambiente e sviluppo».
Adozione e approvazione
Il Piano del Parco dovrà essere approvato dal Consiglio direttivo – i cui componenti, di nomina politica devono essere ancora indicati – previa collaborazione e parere obbligatorio della Comunità del Parco.
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