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Olbia

Il caso

Abbandono e degrado da oltre 30 anni: «L’ex base Usa contamina il Limbara»

di Mirko Muzzu
Abbandono e degrado da oltre 30 anni: «L’ex base Usa contamina il Limbara»

Tempio, anche Sigfrido Ranucci denuncia lo stato dell’area: «Un regalino lasciato dagli americani»

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Tempio Sono «i resti di una base americana che conserva potentissimi e giganteschi radar in acciaio non più funzionanti» a «contaminare» il paesaggio del monte Limbara, come ha scritto sui social il giornalista Rai Sigfrido Ranucci, che ha visitato la montagna in occasione della presentazione del suo ultimo libro La scelta a Tempio. Poi, riferendosi agli americani, il conduttore di Report ha aggiunto: «Un regalino lasciato in memoria della loro presenza e che dimostra sullo sfondo quanto disprezzo ci sia nei confronti di un popolo che li ha ospitati». Quella di Ranucci è sicuramente tra la voci più autorevoli, ma di certo non la sola ad aver denunciato l’insistenza della base sul Limbara. Base abbandonata a se stessa dai primi anni Novanta, deturpando il paesaggio e diffondendo timori sull’inquinamento del più alto monte della Gallura.

La storia. Fu attivata nel 1966, in piena guerra fredda, quattro anni dopo che lo scontro tra il blocco occidentale e l’Unione Sovietica raggiunse il suo apice con la crisi missilistica di Cuba. Nello stesso anno il Mediterraneo orientale si “incendiò” con il colpo di stato in Siria. In questo contesto entrò dunque in funzione la base del Limbara in forza alla Usaf, l’aeronautica militare statunitense. Parte del MedCom, il sistema di radiocomunicazione e avviso precoce della Nato per il Mediterraneo, era in comunicazione diretta con le basi di Coltano, vicino Pisa, Montevergine a Napoli e con la base su suolo spagnolo nell’isola di Minorca, costituendo il nodo centrale della rete per il Mediterraneo occidentale tra la penisola iberica e l’Italia. Posta a poche decine di metri dalla cima del monte, la base è costituita da otto fabbricati principali. Oltre il cancello, su uno dei tornanti della provinciale 51, si trova subito il gabbiotto per le guardie all’ingresso. La strada poi si divide. Da una parte, nel punto più basso dell’area militare, ci sono i dormitori: un lungo corridoio con camerate a destra e a sinistra, poi le sale operative della stazione e una zona ricreativa con bar, ristorante, cinema e servizio postale. Nella parte più alta, collegata al corpo centrale con camminamenti coperti, le grandi parabole di ricetrasmissione, il fulcro della base, e le officine meccaniche. La base rimase funzionante per circa 30 anni, durante i quali Tempio e il Limbara ospitarono tutte le forze armate italiane per il coordinamento dell’interforze con il sistema di allerta Nato. La base fu abbandonata nel 1993: la dissoluzione dell’Urss e del patto di Varsavia, il crollo del Muro di Berlino, l’avvento dei moderni sistemi di comunicazione, con il nascente internet, rendevano la rete di strutture mediterranee ormai obsolete.

Abbandono e lotte. Da allora la base è corrosa dal tempo: le strutture sono arrugginite, pericolanti, le coperture in lamiera divelte, sulla moquette cresce il muschio, le pareti scrostate. Alcune strumentazioni sono rimaste lì. L’ingresso è solo ufficialmente vietato, ma l’area è completamente accessibile. In molti si sono chiesti, negli anni, se ci fossero anche sostanze inquinanti. Dal 2008 l’ex base è passata nelle mani della Regione, ma fino a pochi anni fa le mappe del Comune di Tempio raffiguravano l’area con un quadrato bianco, segno ancora del carattere riservato della struttura militare. Tanti sono stati i progetti e le proposte avanzati dai cittadini per lo smantellamento, il recupero o il riutilizzo delle strutture: da un osservatorio astronomico a un centro per la gestione di un parco naturale. Luogo anche di lotta politica, pochi anni fa fu oggetto di un raid da parte di alcuni collettivi che ne chiedevano la bonifica con una sessione di writing di murales. Area nota ed esplorata continuamente da tempiesi e turisti, è stata anche set per video e fotografie di artisti locali. La speranza di molti, dunque, è che venga al più presto bonificata e così restituita alla comunità.

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