“Su coro de Sardigna”, insorge uno chef: «Basta, la mia terra non è una caricatura». E la festa in Lombardia viene annullata
I nomi dei prodotti sardi sbagliati, i vestiti inventati, il villaggio “in stile nuragico” negli eventi itineranti: scoppia il caso dopo i servizi pubblicati sulla Nuova
Sassari «La Sardegna non è una caricatura. Basta prendere in giro la mia gente»: sul caso della festa sarda itinerante, poco sarda e molto macchiettistica, arrivano le parole di Francesco Rizzo, cagliaritano e patron del ristorante Cascina Ovi di Segrate.
Il format "Su coro de Sardigna" che ha girato l'Italia proponendo sapori e tradizioni dell'isola, negli ultimi mesi ha fatto tappa a Pordenone, Genova e Biella. Proposte piene di strafalcioni tra uso dell'intelligenza artificiale, nomi e vestiti inventati e riferimenti storici e culturali dell'isola approssimativi. Il villaggio con stand "in stile nuragico moderno", così come vengono presentati dall'organizzatore, avrebbe dovuto fare tappa oggi venerdì 11 e domani sabato 12 settembre a Cinisello Balsamo ma l'appuntamento è stato rinviato. Lo comunica il format sui suoi social. La decisione è arrivata dopo il caso lanciato dalla Nuova e dopo un confronto con l'amministrazione comunale che avrebbe dovuto ospitare la festa sarda discutibile.
L'attacco social
A commentare "Su coro de Sardigna" e iniziative affini che propongono un'isola simil tarocca ci pensa anche lo chef sardo Francesco Rizzo con un reel molto polemico su Instagram e Tiktok. In poco tempo sono arrivate decine di migliaia di visualizzazioni per la denuncia social: «La Sardegna ha una storia millenaria che non può essere ridotta a quattro simboli assemblati senza criterio con l’intelligenza artificiale, a qualche parola in sardo, a prodotti industriali, a un costume improbabile, a un nuraghe trasformato in scenografia». Arriva quindi la notizia del rinvio, Rizzo sorride, addosso ha una maglia con i quattro mori dorati, ma è una presa in giro agli usi della bandiera: «Spero davvero che il rinvio a ottobre della festa cosiddetta sarda in programma a Cinisello Balsamo serva agli organizzatori per organizzare qualcosa di meglio delle precedenti tappe. Avranno qualche settimana in più per studiare, capire e, spero, correggere molte cose - infine la provocazione -. Se ci fosse ancora qualche dubbio – conclude – su come raccontare la Sardegna, quella vera, mi propongo come consulente. Ovviamente a titolo gratuito, per puro amore della Sardegna».
La festa rimandata
Intanto gli organizzatori della fiera poco sarda comunicano il forfait con una lunga spiegazione sui social:
«A seguito di un confronto cordiale e costruttivo con l’amministrazione comunale di Cinisello Balsamo, è stato concordato lo spostamento della data della manifestazione “Su Coro de Sardigna”. Non si tratta di una cancellazione del progetto. La manifestazione sarà riprogrammata e la nuova data verrà comunicata una volta definiti gli aspetti organizzativi con il Comune. Questa comunicazione arriva dopo giorni nei quali il nostro progetto è stato oggetto di articoli fortemente critici pubblicati da La Nuova Sardegna, che ha contestato diversi aspetti della comunicazione, delle immagini promozionali, delle denominazioni utilizzate all’interno del format e di alcune proposte gastronomiche». Specificano che "nel nostro format viene proposto il porceddu come preparazione gastronomica legata alla tradizione sarda. Non abbiamo inteso sostenere che ogni singolo animale utilizzato fosse necessariamente nato e allevato in Sardegna" e passaggi analoghi riguardano malloreddus, fregula, culurgiones, spianate e bombas. Poi una spiegazione piuttosto contorta sul senso della rassegna: "Su Coro de Sardigna non pretende di essere la Sardegna. Non pretende di sostituirsi agli storici, agli antropologi, agli studiosi, alle istituzioni, alle associazioni culturali o a chi custodisce professionalmente e scientificamente il patrimonio dell’Isola. Il nostro obiettivo è più semplice: avvicinare il pubblico alla conoscenza della Sardegna attraverso persone direttamente legate all’Isola, musica, gruppi folkloristici, prodotti, costumi, canto, ballo, artigianato, incontri culturali e convivialità. Non vogliamo sostituirci agli specialisti. Vogliamo creare una porta d’ingresso alla curiosità e alla conoscenza". Insieme ai balli sardi e ai campanacci, si sente anche un certo rumore di unghie che strisciano sugli specchi.
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