La Nuova Sardegna

Olbia

Corte d’Assise

Uccise il padre a colpi di mazza, l’esito della perizia: «Capace di intendere e di volere»

di Tiziana Simula
Uccise il padre a colpi di mazza, l’esito della perizia: «Capace di intendere e di volere»

Sotto processo per omicidio aggravato dal vincolo parentale il 29enne di Arzachena Michele Fresi

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Arzachena Michele Fresi, il 29enne accusato di aver colpito e ucciso con una mazza in legno suo padre Giovanni, orafo di Arzachena, era capace di intendere e di volere al momento del fatto. Lo ha stabilito la perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise di Sassari ed eseguita dallo psichiatra Paolo Milia, al quale era stato conferito l’incarico nell’aprile scorso. L’esito della perizia psichiatrica è stato riferito in aula nell’udienza di oggi 9 settembre, durante la quale il perito ha risposto anche alle domande delle parti. Era stato il difensore del 29enne, l’avvocato Pierfranco Tirotto, a sollecitare fin dall’apertura dell’istruttoria dibattimentale che il giovane venisse sottoposto a perizia psichiatrica per accertare la sua capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio. Il perito, che ha valutato il ragazzo dal punto di vista psichiatrico forense, ha riconosciuto che il giovane è affetto da “funzionamento personologico antisociale”, iniziato in età infantile, da disturbi legati all’uso delle sostanze stupefacenti e da fragilità emotiva, e a precisa domanda del difensore, non ha escluso che quella notte abbia avuto un episodio psicotico acuto indotto dal mix di stupefacenti assunti in grande quantità.

Michele Fresi è accusato di omicidio aggravato dal vincolo parentale, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali.  Nella notte di follia del 28 dicembre 2023 dopo aver assunto massicce dosi di acidi e cocaina e in preda alle allucinazioni, aveva ucciso suo padre Giovanni e aggredito un’amica, Sofia Maria Vasiliu, assistita dall’avvocato Giampaolo Murrighile,  e due carabinieri, Giulio Cau, assistito dall’avvocato Jacopo Merlini, e Michel Tazioli, rappresentato dagli avvocati Valentina Gobbi e Fabiano Baldinu. I due militari erano stati  colpiti mentre cercavano di fermarlo. Gli avvocati di parte civile, Jacopo Merlini e Giampaolo Murrighile nell’udienza precedente avevano integrato la documentazione del fascicolo con nuovi certificati medici dei loro assistiti che attestavano una durata della malattia superiore ai quaranta giorni. Oggi il pubblico ministero Milena Aucone, alla luce dei nuovi certificati, ha comunicato la modifica del capo d’imputazione in lesioni gravissime. Il processo si avvia alle battute finali. L’istruttoria dibattimentale è stata dichiarata chiusa e nella prossima udienza, fissata per martedì prossimo 16 settembre, è prevista la requisitoria del pubblico ministero e le discussioni delle parti civili. Si proseguirà la settimana successiva con la discussione della difesa. La sentenza è attesa entro ottobre.

Anche oggi Michele Fresi (che da allora si trova in carcere) era in aula ad assistere all’udienza. Sentito nel corso del processo, il 29enne aveva detto di non ricordare di avere ucciso suo padre. «Avevo preso dieci francobolli di Lsd e stavo molto male, allora ho preso la cocaina per placare il mio malessere ma anziché stare meglio, mi ha fatto ancora più male e da quel momento non ricordo più nulla. Buio totale. Ricordo solo che qualcuno a un certo punto mi ha detto: “Comunque tuo padre non ce l'ha fatta”. E io gli ho risposto: “Perché? Cosa c'entra mio padre?”». Di quella maledetta notte aveva riferito alla Corte di non ricordare nulla: né della serata trascorsa in casa con la sua amica Sofia Maria Vasiliu, la prima ad essere stata aggredita , né di aver preso in mano la mazza di ginepro, fatta da lui stesso, che teneva appesa al muro, né di aver sferrato colpi mortali contro suo padre Giovanni.

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