La Nuova Sardegna

Olbia

Ambiente

Bella ma pericolosa, via la pianta aliena da Caprera

di Serena Lullia
Bella ma pericolosa, via la pianta aliena da Caprera

La Maddalena, operazione del Parco nazionale insieme all’università di Cagliari e la Banca del Germoplasma della Sardegna

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La Maddalena I suoi fiori dal colore viola acceso foderano rocce e paesaggi costieri. L’effetto estetico è sicuramente di impatto. Ma il Carpobrotus acinaciformis, detto anche fico degli Ottentotti, è una pianta aliena invasiva arrivata dal Sudafrica, capace di soffocare la vegetazione autoctona e modificarne la natura. Una bellezza ingannevole, che ruba spazio e vita alle piante che appartengono davvero all’arcipelago. Per questo motivo il Centro di Conservazione per la Biodiversità dell’università degli Studi di Cagliari, guidato dal professor Gianluigi Bacchetta, è tornato in campo per il secondo anno del progetto Life SeedForce, con la collaborazione del Parco nazionale . Con l’obiettivo di liberare la terra e restituirla alle sue specie originarie. Via il fico degli ottentotti, dentro il limonium strictissimum, una rarità che cresce solo a Caprera e in pochissimi altri luoghi del Mediterraneo. 

In una porzione di oltre 2000 metri quadri, i ricercatori hanno estirpato completamente la Carpobrotus e piantato 30 esemplari di Limonium. Le nuove piantine sono nate e cresciute nella Banca del Germoplasma della Sardegna, il deposito scientifico di Cagliari che raccoglie, moltiplica e conserva specie vegetali endemiche, rare o minacciate, con l’obiettivo di mantenere intatto il patrimonio genetico della flora sarda. Al suo interno, in celle a temperature bassissime, riposano migliaia di “accessioni” – semi e germoplasma – che fungono da riserva strategica per interventi futuri di ripristino, recupero e reintroduzione. Una banca che è molto più di un magazzino: è un’assicurazione sul futuro.

In parallelo all’intervento sul campo, l’università di Cagliari ha portato il progetto anche tra i banchi dell’Istituto superiore Giuseppe Garibaldi, per raccontare agli studenti il valore delle piante endemiche dell’Arcipelago e mobilitare la comunità locale sui temi della tutela ambientale. (se.lu.)

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