La Nuova Sardegna

Olbia

Il comparto

Golfo Aranci, l’allarme dei pescatori: «Il nostro futuro è a rischio»

di Dario Budroni

	Reti e pescherecci a Golfo Aranci (foto di Vanna Sanna)
Reti e pescherecci a Golfo Aranci (foto di Vanna Sanna)

Parte la mobilitazione dello storico settore: «Restrizioni, pochi spazi e nessun ricambio generazionale»

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Golfo Aranci Le reti tirano su meno pesce e molte più preoccupazioni. Lo storico borgo dei pescatori cambia pelle e rischia di perdere in mare le sue radici. A Golfo Aranci, dove quasi ogni famiglia vanta un padre, un nonno o uno zio cresciuto a bordo di un peschereccio, adesso si lotta per non scomparire. La situazione è complessa e ieri, venerdì 23 gennaio, i pescatori del paese hanno elencato tormenti e difficoltà. Ormai sono decisamente meno rispetto al passato: neanche 30 le attività operative, con nessuna prospettiva di ricambio generazionale all’orizzonte. Poi c’è tutto il resto, tra restrizioni, normative e burocrazia sempre più pressanti e ingarbugliate e uno spazio a disposizione che si è man mano rimpicciolito, considerata la vicinanza del Parco di La Maddalena e dell’Amp di Tavolara e anche la presenza della canaletta delle navi. Insomma, si rischia la morte del mestiere e così il Consorzio dei pescatori di Golfo Aranci, presieduto da Andrea Viola e che gestisce uno spazio nel porto del paese, ieri ha incontrato alcuni rappresentanti delle istituzioni sia locali che nazionali. Tra loro Giandiego Gatta, deputato e membro della Commissione agricoltura, Domenico Bagalà, nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale della Sardegna, e il deputato Pietro Pittalis, vicepresidente della Commissione giustizia. L’obiettivo è la formazione di un tavolo permanente in grado di affrontare i numerosi problemi e trovare quindi una via di uscita.

Grido d’allarme

La mobilitazione, a Golfo Aranci, assume un significato particolare. Il paese, oggi profondamente improntato sul turismo, fu infatti fondato proprio dai pescatori arrivati tra l’Ottocento e il Novecento da Ponza, Ventotene e Pozzuoli. La tradizione è dunque sentita ma allo stesso tempo in forte crisi. «La piccola pesca è sempre più in difficoltà. La marineria è scesa sotto le 30 unità e non vediamo ricambio generazionale» ha sottolineato Andrea Viola dopo la proiezione di un video sulla storia della pesca a Golfo Aranci. Giovani che non ci sono a parte, a pesare, secondo gli operatori del mare, sono le delimitazioni delle aree e le normative europee e le ordinanze locali considerate troppo restrittive e difficili da applicare. Ma per risollevarsi servirebbero anche nuove risorse (magari europee) e a farlo notare è stato Pietro Langiu, ex presidente del consorzio dei pescatori: «Abbiamo necessità di attingere a dei fondi per sviluppare i nostri progetti. Altrimenti, per noi, andare avanti diventa impossibile». Ha parlato anche Vincenzo Varchetta, pure lui uno storico pescatore del paese: «Naturalmente le leggi vanno fatte e rispettate, ma bisogna considerare la diversità di ogni singola zona. A Golfo Aranci, per esempio, non possono essere applicate le stesse norme di Cagliari. Per quanto mi riguarda, è da 40 anni che faccio questo mestiere e temo che dopo di noi non ci sarà più nessuno. Golfo Aranci oggi è molto improntata sul turismo. Ci va bene, ma non possiamo essere tutti baristi o ristoratori. Esistiamo anche noi». Presente il sindaco Giuseppe Fasolino, anche lui proveniente da una famiglia di pescatori. «La pesca è l’anima del paese e dobbiamo fare di tutto per salvarla. Esistono delle opportunità e dobbiamo capire insieme come coglierle. Partiamo da questa bella iniziativa che ci dà la possibilità di riflettere». A portare la solidarietà al comparto è stato anche Settimo Nizzi, sindaco di Olbia ma in questo caso presidente della Provincia, che si è rivolto in particolare ai due deputati di Forza Italia come lui: «Bisogna agire, non capiterà più di avere un governo con questa maggioranza e con questa forza».

Le risposte

Giandiego Gatta, che è anche il responsabile del dipartimento pesca di Forza Italia, ha teso la mano ai pescatori golfarancini. «In molti casi le leggi sono diventate estremamente perniciose – ha detto Gatta –. Purtroppo non conoscevo la storia di Golfo Aranci e devo dire che mi ha sorpreso. Ci impegniamo ad accendere i riflettori anche su questa comunità». Gatta ha poi messo nel mirino alcune norme ambientali, soprattutto europee, che metterebbero in crisi il settore: «Il nostro obiettivo è conoscere e affrontare i problemi con la consapevolezza che sostenibilità deve fare rima con produttività. Non siete soli, questo è un punto di partenza e inserirò le vostre osservazioni in un report che presenterò al ministro». Domenico Bagalà, presidente dell’Authority, ha ammesso di non essere un esperto del settore della pesca: «Questa per me è un’occasione per imparare e prendere nota. Il mio impegno è quello di ascoltarvi. Credo che sia fondamentale l’apertura di un tavolo, io ci sarò». Dalla parte dei pescatori anche il deputato Pietro Pittalis. «Quello della pesca è un mondo e dobbiamo dire se ci crediamo oppure no. Io ci credo e considero questo settore una risorsa importantissima. Questo incontro nasce nel segno della concretezza e lavoreremo per analizzare i vostri problemi per poi portali all’esame della Commissione agricoltura».

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