«Il sistema aeroportuale sardo sia strategico per l’Italia»: la Cisl chiede una governance unitaria per i tre scali
Il sindacato rilancia una regia unitaria per Alghero, Olbia e Cagliari, legando accessibilità, continuità territoriale e tutela del lavoro alla natura pubblica degli aeroporti
Sassari «Il sistema aeroportuale della Sardegna deve essere considerato un’infrastruttura strategica nazionale, al pari delle grandi opere continentali». È questo il cuore della proposta presentata dalla Cisl Sardegna, che chiede una «governance unitaria e una strategia strutturale per garantire all’isola condizioni stabili di accessibilità, mobilità e coesione territoriale».
Secondo il sindacato, «i profondi cambiamenti in corso nella geografia infrastrutturale italiana – a partire dalla realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e continente – rendono necessario un modello aggiornato anche per la Sardegna, in grado di compensare in modo permanente la condizione di insularità». I collegamenti aerei e marittimi, viene ribadito, non sono una questione tecnica o aziendale, ma un elemento determinante per il diritto alla mobilità dei cittadini, per la competitività economica e per la piena partecipazione dell’isola ai processi nazionali ed europei.
Nel documento, la Cisl analizza il ruolo dei tre aeroporti sardi, sottolineandone le funzioni distinte e non intercambiabili. L’aeroporto di Cagliari-Elmas viene indicato come infrastruttura cardine della mobilità ordinaria dei residenti, con oltre cinque milioni di passeggeri annui e un ruolo centrale per l’intermodalità e la continuità dei collegamenti. L’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda è invece caratterizzato da una forte specializzazione turistica e da una marcata stagionalità, che lo rende più esposto alle strategie commerciali dei vettori, con il rischio di penalizzare l’offerta nei mesi invernali. L’aeroporto di Alghero-Fertilia svolge infine una funzione di presidio per il Nord-Ovest dell’isola, ma presenta fragilità economiche strutturali che, in assenza di politiche di sistema e meccanismi di compensazione, potrebbero portare a un ridimensionamento con ricadute su territori e occupazione.
Proprio la diversità dei tre scali, secondo la Cisl, dimostra l’inadeguatezza di una governance fondata esclusivamente su criteri economico-finanziari. Gli aeroporti, pur gestiti da società, restano infrastrutture pubbliche strategiche e devono essere programmati in modo integrato, assicurando coerenza tra mobilità dei residenti, stagionalità turistica e qualità dei servizi. Centrale anche il tema del lavoro: l’organizzazione sindacale chiede che ogni modello gestionale garantisca l’applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi, la stabilità occupazionale, la sicurezza e il contrasto alla frammentazione contrattuale.
La proposta della Cisl Sardegna si articola su tre assi principali: il riconoscimento del sistema aeroportuale sardo come infrastruttura strategica nazionale, la creazione di una governance unitaria capace di coordinare servizi, tariffe, investimenti e rotte, e l’istituzione di un tavolo permanente tra Regione, Governo, gestori e parti sociali con compiti di programmazione pluriennale e monitoraggio degli impatti occupazionali. Il sindacato chiede inoltre che le politiche di continuità territoriale siano inserite stabilmente nel quadro europeo, valorizzando gli strumenti dell’Unione dedicati alle regioni insulari, per garantire alla Sardegna una piena integrazione nelle reti di trasporto e coesione continentali.
