Paura a Olbia, lite per l’elemosina davanti alla basilica: spunta un coltello, anziana usata come scudo
Il parroco don Antonio Tamponi ai fedeli: «Dovete finirla di dare denaro alle persone che sono sui sagrati. Abbiamo mense, Caritas e luoghi di accoglienza»
Olbia Si contendono il sagrato della chiesa per chiedere soldi ai fedeli che vanno ad ascoltare la messa. E per conquistare il posto davanti al portone e assicurarsi qualche spicciolo non esitano a tirare fuori il coltello. Ciò che sta succedendo da tempo davanti alla basilica di San Simplicio è una sorta di guerra tra bande dove a farne le spese nel nome di un’asserita carità, sono proprio i fedeli.
Qualche giorno fa, all’uscita dalla messa serale, si è scatenata l’ennesima furibonda lite tra due uomini, probabilmente ubriachi, e a un certo punto, uno dei due ha tirato fuori dalla tasca dei pantaloni un coltello. Ma ciò che è peggio, è che è stata afferrata un’anziana donna, utilizzata come scudo per proteggersi dai fendenti. Sono stati attimi di terrore per la pensionata, che si è ritrovata improvvisamente tra i due rivali che si affrontavano e che la strattonavano con violenza. Terrorizzata, urlava e cercava di allontanarsi da loro. Finché alla fine hanno mollato la presa e sono fuggiti via. Qualche passante ha visto ciò che stava succedendo, ma ha fatto finta di nulla e ha tirato dritto per paura del coltello. Da quella sera, lei si è rinchiusa in casa, non vuole più uscire. Ha paura di ritornare in chiesa e di attraversare il sagrato. Ciò che è successo, l’ha sconvolta profondamente, tanto da non voler neppure sporgere denuncia.
La presenterà, invece, con certezza don Antonio Tamponi, parroco della basilica di San Simplicio, che da tempo lamenta il degrado e la scarsa sicurezza nella zona della chiesa, soprattutto quando arriva l’imbrunire. «Sono preoccupatissimo. La situazione sta diventando pericolosa e ingestibile. Questa volta è andata miracolosamente bene, ma temo che prima o poi finisca in tragedia», spiega il parroco, che ha denunciato anche attraverso i social l’ultimo grave episodio. «La lite è tra bande che vogliono la porta come lucro – dice –. Arrivano qui, ubriachi, dalle 7.30 del mattino, quando viene celebrata la prima messa, anche in settimana. Ma la porta della basilica è una e lo spazio è poco. E, quindi, inizia la lotta per occupare il posto. Da tempo, ormai, qui succede di tutto: danneggiamenti continui, piante distrutte così come i robot per tagliare l’erba, graffi alle macchine. Quelle, però, sono cose e non persone. Ma adesso la situazione sta degenerando: non posso permettere che si possa fare del male agli anziani, com’è successo l’altro giorno. Non posso consentire a nessuno che il male diventi abitudine. Ho sempre denunciato alle istituzioni questo problema, ma non c’è mai stato un intervento. Mi rispondono “Non possiamo fare niente, don Antò...”. Allora io dico questo: se dovesse succedere qualcosa di grave, se qualcuno, un giorno, rimarrà ferito o ucciso, nessuno dovrà permettersi di manifestare stupore perché la situazione è ben nota a tutti. I fedeli sono arrivati al punto di avere paura di venire a messa la sera. A Natale ho dovuto mettere una guardia».
Il parroco presenterà denuncia e scriverà anche al Prefetto. Ma oltre che alle istituzioni, si rivolge anche i fedeli, con un messaggio chiaro e diretto: la città offre cibo e aiuti a volontà a chi vive nella povertà, e chi ha necessità deve andare in quelle strutture. «Dovete finirla di dare denaro alle persone che sono sui sagrati. Abbiamo mense, Caritas e luoghi di accoglienza – dice –. Quell’euro che date non è carità, è una follia che sta facendo crescere la delinquenza. Chi ha necessità deve andare nei luoghi preposti. Così altrimenti non aiutiamo la comunità».
