La Nuova Sardegna

Olbia

Violenza sugli animali

Olbia, un anello stretto attorno alla coda per farlo soffrire: cucciolo torturato e salvato in extremis

Olbia, un anello stretto attorno alla coda per farlo soffrire: cucciolo torturato e salvato in extremis

Il cagnolino, di tre mesi, è stato raccolto per strada da un lavoratore. L’ennesima dura denuncia della Lida

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Olbia Non sono più solo storie di abbandono. Sono anche storie di tortura. Una prova drammatica è il caso di Anellino, un cucciolo di circa tre mesi salvato a Olbia ieri mattina, 28 gennaio, e adesso seguito dai veterinari dopo la scoperta di una grave lesione alla coda.

A raccontarlo sui social sono i volontari della Lida, che ogni giorno assistono a forme di crudeltà quotidiana contro cani e gatti abbandonati: lungo le strade, in campagna, accanto ai cassonetti. Una vera emergenza. Anellino non è un’eccezione, ma il volto più crudo di una violenza che esiste da tempo.

Il cucciolo è stato notato da un operaio diretto al lavoro. Nel buio della notte, per un istante, due occhi hanno brillato alla luce dei fari. Anellino era rannicchiato accanto a una macchina, fradicio, tremante, visibilmente provato. L’operaio lo ha raccolto e lo ha portato immediatamente al rifugio “I fratelli minori”, gestito da anni dalla Lida.

Quando i volontari hanno iniziato ad asciugare il piccolo corpo infreddolito, è emersa la verità. Alla coda Anellino aveva un anello di plastica rigida, stretto con forza deliberata, tanto da provocargli dolore intenso e lesioni. «Non era lì per caso - spiegano dalla Lida -, ma applicato volontariamente, come parte di una pratica crudele». La liberazione è avvenuta con estrema delicatezza. «Il suo pianto straziante mentre riuscivamo, con fatica, a togliergli quella morsa infernale resterà per sempre impresso nei nostri cuori. Un dolore che andava oltre la sofferenza fisica. Era l’urlo silenzioso di tutti gli animali che subiscono simili barbarie».

La Lida ribadisce che «episodi terribili come questo non sono rari. Negli ultimi tempi al rifugio arrivano non solo cuccioli abbandonati, ma anche cani e gatti, piccoli e grandi, con evidenti segni di violenza. Una crudeltà che viene talvolta associata a pratiche illegali che  respingiamo con forza: Non è tradizione, non è cultura. È violenza pura e semplice».

I veterinari stanno ora valutando l’entità del danno riportato alla coda. Anellino riceverà tutte le cure necessarie, insieme all’amore e alle attenzioni di cui ha bisogno. «Avrà una seconda possibilità – assicurano dal rifugio –, avrà una nuova vita,  quella che qualcuno ha provato a spezzare». Anellino adesso è al sicuro. «Ma la sua storia non può essere archiviata come se nulla fosse. Quello che chiediamo – ribadiscono dalla Lida, guidata da Cosetta Prontu – è che nessuno volti lo sguardo dall’altra parte. Chi sa, parli. Chi vede, denunci. Perché dietro ogni animale torturato c’è una violenza che riguarda tutti, e che non può più essere tollerata». (s.p.)

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