Olbia, l’aggressore armato di forbici “viveva” nel palazzo-tugurio di viale Aldo Moro
Lo stabile occupato è da anni al centro di furti, spaccio ed episodi di violenza
Olbia Prima di finire in una cella del carcere di Nuchis, Marwan Hamrouni passava le sue notti non proprio in un luogo qualunque. E cioè nel palazzo privato di viale Aldo Moro da anni trasformato in un gigantesco concentrato di degrado e di violenza. Il 26enne che martedì 10 febbraio ha ferito due persone e ucciso un cane a colpi di forbici, insomma, era uno dei tanti “inquilini” del maxi tugurio transennato che toglie il sonno a mezzo quartiere.
Centrale del degrado
Marwan Hamrouni, originario della Tunisia e richiedente asilo, da qualche tempo aveva trovato rifugio tra le stanze sudicie del palazzo di proprietà della società Alturcampa, riconducibile alla famiglia Pulcini. È lo stabile che per anni aveva ospitato uffici della Asl, banche, ristoranti e appartamenti e poi, per motivi mai del tutto chiariti, improvvisamente abbandonato a se stesso e quindi finito nel mirino di una lunga serie di occupazioni abusive da parte di individui non proprio raccomandabili. Nonostante alcuni tentativi di sgombero e di messa in sicurezza, lo stabile continua a rappresentare un problema sia per la zona di viale Aldo Moro che per l’intera città. Ne sanno qualcosa i vicini, che vivono con il terrore dei furti e delle aggressioni, e anche i dipendenti e i clienti dei supermercati poco distanti.
La storia
Il palazzo che si affaccia sulle vie Aldo Moro, Peduzzi e Longhena si presenta con lo stesso aspetto di sempre: mura scrostate, transenne, stanze buie e divieti di accesso totalmente ignorati. I problemi più seri erano stati registrati tra il 2019 e il 2022, quando l’edificio fu sistematicamente occupato e devastato. Non solo un ricovero per disperati, ma anche una maxi centrale dello spaccio, un luogo perfetto dove organizzare furti e altre attività non esattamente all’interno dei confini della legalità. Nel 2022, dopo una ordinanza del sindaco Nizzi e un ordine del giudice su richiesta della stessa proprietà, il palazzo fu però sgomberato, liberato dai rifiuti e transennato. La situazione sembrava essersi risolta, ma fu solo un’illusione. Poco tempo dopo, infatti, il palazzo venne nuovamente occupato, anche se – sembrerebbe – in misura minore rispetto al passato.
I proprietari
La società proprietaria dello stabile, comunque, sarebbe al lavoro per cercare di risolvere la situazione una volta per tutte. Lo scorso settembre Salvatore Deiana, l’avvocato che assiste la proprietà dell’immobile, interpellato dalla Nuova Sardegna aveva fatto sapere che l’obiettivo è quello di ricorrere agli strumenti del nuovo Decreto sicurezza, che ha da poco introdotto il reato di occupazione abusiva arbitraria e che prevede anche sgomberi più veloci da parte dell’autorità giudiziaria. Successivamente, aveva spiegato ancora il legale, si potrà pensare alla messa in sicurezza del palazzo, alla chiusura degli accessi e, infine, al rilancio della struttura attraverso un progetto di recupero.
