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Olbia

Il progetto

Olbia, dopo sessant’anni torna il Cineclub: a fondarlo fu il regista Piero Livi

di Paolo Ardovino

	Una lezione del Cineclub e il regista Piero Livi
Una lezione del Cineclub e il regista Piero Livi

In corso alle Casermette un ciclo di lezioni dedicato ai giganti del cinema

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Olbia È una storia portata avanti da amanti del cinema e che sembra proprio da film. Di mezzo c’è una bobina con una pellicola lunga sessant’anni. Tutta da rispolverare, certo, ma integra. È la storia del “Cineclub di Olbia”, un ritrovo per proiettare al pubblico i film e poi parlarne, trarne delle osservazioni critiche, educare al linguaggio dell’audiovisivo attraverso dei capolavori. L’idea sembra modernissima, basti pensare ai tanti podcast e ai canali youtube che a ogni nuova uscita propongono recensioni e visioni condivise online.

Il grande regista

A Olbia il cineclub nasce sessant’anni fa per volontà di Piero Livi. Oggi un mito, per lungo tempo dimenticato, poi rispolverato anche lui, del grande schermo. Regista olbiese che si guadagnò i riflettori del panorama nazionale con film come “Pelle di bandito” (è il 1969) o “Dove volano i corvi d’argento” (1976). Nei primi ’60 istituisce il Cineclub. Poi il proiettore è rimasto spento per alcuni anni, e le sedie accatastate una sull’altra. Al traguardo dei cinquant’anni, un gruppo di appassionati locali ha raccolto l’eredità del cineclub. Nuovo statuto, nuove buone intenzioni. «Invece siamo rimasti fermi, poi è arrivato il covid e ancora di più non è stato possibile portare avanti molte iniziative. Adesso proviamo ad avere costanza», spiega Manfredi Sanna, operatore video tv e ora presidente del cineclub, «ho preso il testimone da Antonello Idini, il sindaco di Padru, pochi mesi fa».

La riscoperta

Nasce da questo impulso la serie di incontri “L’occhio del Novecento” promossa insieme all’associazione Iolao. «Un grande ostacolo finora era l’assenza di una sede – spiega Sanna –, adesso possiamo contare sugli spazi delle Casermette». Ogni mercoledì si parla di un grande regista italiano del secolo scorso, si guardano le scene dei suoi film, si discute sulle tecniche e sull’influenza nella cultura di massa. E tanti altri spunti. A suggerirli è il regista e giornalista Fabrizio Derosas. «Ci piaceva la formula delle lezioni di cinema, un modo per avvicinare tutti, a ingresso libero», precisa il presidente del cineclub olbiese.

Il seminario

I primi due incontri hanno messo sotto i riflettori il grande cinema di Bernardo Bertolucci e Federico Fellini. I prossimi appuntamenti, sempre alle 18, sono il 18 e il 25 febbraio e il 4 marzo. «Continueremo con Michelangelo Antonioni e Marco Bellocchio, così da chiudere un cerchio riservato a quattro mostri sacri del nostro cinema, e l’ultimo incontro è su Pietro Marcello», regista e documentarista contemporaneo. «Il tentativo è creare uno spettatore avvertito, che riconosca gli elementi di un capolavoro – dice Derosas –. I primi quattro nomi sono i capisaldi del cinema moderno che entrava in rotta con il neorealismo e il cinema classico. E poi hanno vinto tutto: i festival di Berlino, Cannes, Venezia, gli Oscar. Bertolucci, Fellini, Antonioni e Bellocchio presentano alcune affinità ma anche tecniche e stili molto diversi». Non è un elogio ai giganti, però, spiega il giornalista: «Sono intoccabili, ma in qualche modo li tocchiamo e mettiamo in evidenza i film eccezionali che hanno girato così come altri inferiori». Pietro Marcello è una scelta precisa: «Lo considero un documentarista e un contaminatore di forme di rappresentazione molto interessante, e negli ultimi vent’anni il documentario è il genere più innovativo del cinema mondiale». Domanda immancabile, un podio personale di film da vedere: «“Otto e mezzo”, è perfetto; “Film blu” e “Germania anno zero”».

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