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La Procura

Ville abusive in Costa Smeralda: ci sono quattro indagati – I NOMI

di Tiziana Simula
Ville abusive in Costa Smeralda: ci sono quattro indagati – I NOMI

Il caso del cantiere messo sotto sequestro dagli uomini del corpo forestale

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Porto Cervo Nel vasto cantiere edile aperto in Costa Smeralda, operai e ruspe erano al lavoro già da tempo: in località “Li Liccioli”, nel comune di Arzachena, poco distante dal campo da golf del Pevero, erano in corso lavori di demolizione e ricostruzione di sei ville extra lusso, tutte con piscine. Immobili prestigiosi incastonati in un territorio di grande bellezza naturalistica. Ma i lavori hanno subìto un improvviso stop. Per la Procura di Tempio, le sei ville extra lusso in ricostruzione sono abusive. Perché realizzate in difformità rispetto alla pianificazione urbanistica del territorio, e nello specifico, in assenza della variante urbanistica. Ciò all’interno di un’area vincolata paesaggisticamente.

Sigilli al cantiere

Così, su disposizione del procuratore della Repubblica di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, che ha coordinato le attività d’indagine, sono scattati i sigilli. L’intero cantiere di “Li Liccioli” è stato messo sotto sequestro. A dare esecuzione al decreto di sequestro preventivo sono stati gli agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale di Olbia, che hanno condotto le indagini insieme alla sezione forestale di polizia giudiziaria presso la Procura di Tempio. Quattro persone sono finite sotto accusa. A cominciare da Gianfranco Paparella, rappresentante dell’impresa Val srl (con sede legale a Bari), proprietario e committente dei lavori, per proseguire col direttore dei lavori, Dino Petrarca, di Olbia. E ancora, l’ingegnere Gavino Docche, di Olbia, esecutore dei lavori con funzioni direttive nel cantiere per l’impresa esecutrice Fg Capital, e il dirigente del settore Pianificazione territoriale, Urbanistica, ed edilizia privata del Comune di Arzachena, Mario Giuseppe Chiodino. Le violazioni contestate, come spiega una nota diffusa dalla Procura di Tempio e dalla Direzione generale del corpo forestale e di vigilanza ambientale, riguardano difformità rispetto alla pianificazione urbanistica, e il rilascio di titoli ritenuti illegittimi poiché in assenza della procedura di variante obbligatoria e in mancanza dei presupposti di legge per l’applicazione della deroga. In sintesi, per la Procura, era necessaria una variante urbanistica. I difensori non rilasciano dichiarazioni.

Il pontile a La Maddalena

Ma non si tratta dell’unico provvedimento disposto in queste settimane dal procuratore Gregorio Capasso che in oltre sette anni alla guida dell’ufficio giudiziario gallurese si è dimostrato particolarmente attento ai temi urbanistici e di tutela ambientale. Le attività di controllo del territorio per la prevenzione e la repressione delle violazioni in materia urbanistico-edilizia, ambientale e di tutela del paesaggio, hanno riguardato, infatti, anche l’isola di La Maddalena. Qui, a finire nel mirino dei controlli è stato il punto di approdo per imbarcazioni della società Punta nera srls. Anche in questo caso, su disposizione del procuratore di Tempio, gli uomini del corpo forestale e di vigilanza ambientale della stazione di La Maddalena, hanno eseguito il sequestro preventivo del pontile, in località Punta Nera. Secondo quanto emerso dall’attività d’indagine «la struttura di approdo sarebbe stata realizzata e autorizzata nel tempo, in totale violazione delle norme in materia di tutela del paesaggio, norme urbanistiche e attraverso un sistematico utilizzo improprio dei regimi abilitativi semplificati, pur in presenza dei numerosi vincoli ambientali presenti». Il sequestro preventivo è stato confermato anche dal tribunale di Tempio in sede di riesame.

La difesa

La società Punta Nera srls, attraverso il suo difensore, l’avvocato Alessio Bittu, respinge le accuse. «La società ha agito nel pieno rispetto delle normative vigenti, eseguendo l’opera in conformità ai titoli autorizzativi rilasciati, ben otto – precisa il legale – comprensivi di autorizzazione urbanistico- edilizia, paesaggistica e ambientale, compreso quello dell’Ente Parco nazionale di La Maddalena».

Abusivismo edilizio

Nella conferenza di fine anno durante la quale il procuratore Capasso ha tirato le somme dell’attività svolta nel corso del 2025, è emerso che i reati in materia urbanistica e ambientale sono particolarmente diffusi nel territorio gallurese. Tanto che gli uffici giudiziari, nell’ultimo biennio, hanno sottoposto a sequestro beni immobili per un valore di decine di milioni di euro, anche per lottizzazioni abusive, in ben 97 diversi procedimenti. Un numero che evidenzia la rilevanza del fenomeno criminoso.

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